Ero un minore non accompagnato…

…e lo sarei rimasto per altri tre anni, fino al 1971, quando, nel 1968, sostenni la maturità; quella vera, l’ultima, con scritti di italiano, due latino, greco; prova teorica e pratica di educazione fisica; orali di italiano, latino, greco, storia, filosofia, matematica, fisica, scienze, arte. Già litigai a morte con la professoressa sul concetto di romanticismo; se le avessi detto che non potevo rispondere in quanto minore non accompagnato, mi avrebbe sbranato vivo con tutta la commissione. Tre mesi dopo, quando facevo il sessantottino assieme ad altri minori terribili ma non accompagnati, credo che di tutto abbiamo parlato, tranne che dell’età; e lo stesso quando capitavano occasioni irriferibili, durante le quali i protagonisti evitavano in ogni modo di essere accompagnati!

 Non erano ancora arrivate le americanate tipo cambiare il procedimento penale a forza di vedere Perry Mason. Una delle americanate più ridicole è che una fanciulla è ufficialmente illibata fino a 17 anni, 11 mesi, 29 giorni e 23 ore di vita; e se qualcuno la avvicina, è un orrendo pedofilo; mentre dopo i 18 anni e un minuto, la stessa ragazza può pubblicamente oscurare la fama di Messalina. È buffo, ma la legge americana funziona così, per effetto di formalismo protestante.

 A parte che nemmeno l’americano più amerikano pensa sul serio alla castità della “minore”, anche in USA, credo, ma certo in Italia, a 16 anni ci si può arruolare, per divenire a 17 e mezzo sergente; e, trovandosi dalle parti dell’Afghanistan di fronte ai talebani, non chiedere loro di esibire la carta d’identità, ma sparare a maggiorenni e minorenni ugualmente; e lo stesso farebbe il taleb di età indefinita e che non la sa nemmeno lui.

 È ora di finirla, dunque, con i “bambini” da Carnevale. Avevo da pochissimo 13 anni, quando sostenni l’esame di licenza media, con una versione di latino da far tremare, e una di francese idem, eccetera. A proposito, anche l’esame di ammissione, ad anni 9, non scherzò affatto.

 Questo per lo sviluppo intellettuale e culturale. Quanto a quello fisico, è variegato; anzi, quando è troppo precoce, non fa bene: e c’è un esempio illustrissimo. Ma gli atleti sono giovani: Boniperti giocò in Nazionale a 16 anni, e non credo che l’arbitro gli concedesse di essere “accompagnato”!

 Quanto allo sviluppo sessuale, è molto soggettivo; e non necessariamente omogeneo a quello della maturità complessiva, nemmeno a quella fisica generale. Giulietta di Shakespeare non aveva 14 anni; e a quell’età si sposarono tutte le signore che occupano pagine di storia: anche se non sempre in maniera encomiabile! Tutti gli schizzinosi del 2020, s’informino a che età fecero figli le loro bisnonne, e spesso le nonne. Altro che “bambine”.

 Io sono assai preoccupato di questa teorizzazione dell’infantilismo. Già siamo zeppi di quarantenni immaturi e “generazione Bataklan”: diciamoglielo pure, e ne vedete mammoni tutti in attesa di “divertimento”!

 Tra le varianti, sono ben note quelle climatiche ed etniche. Ed è ora di finirla con la globalizzazione mentale, per cui tutti gli esseri umani sono “uguali”, quando invece, grazie a Dio e alla storia, siamo diversissimi per epoche, luoghi, climi, stirpi, tradizioni, lingue e leggi.

 Ci sono due tendenze di pensiero che invece ci vorrebbero tutti uguali come le pecore, come gli atomi: quella iperdemocratica del minimo, o alla Rousseau, un mondo di uguali, liberi, felici e zero (tesi ridicolizzata da Lévy Strauss: ma chi era costui?); e quella del capitalismo, che vorrebbe persone alte e grasse allo stesso modo per mettere sul mercato  scarpe e pantaloni con lo stesso numero. Il bello è che le due tendenze convivono allegramente… nella medesima persona, anche sedicente di sinistra! E la medesima persona applica al mondo la visione della vita inghiottita vedendo il medesimo film amerikano.

Ulderico Nisticò