Et navifragum Scylacaeum

 Così canta Virgilio in En. III, 551-4:
hinc sinus Herculei (si vera est fama) Tarenti
cernitur, attollit se diva Lacinia contra,
Caulonisque arces et navifragum Scylaceum.
tum procul e fluctu Trinacria cernitur Aetna…

Passando, in verità molto velocemente, Enea scorge, da lontano, Taranto, Crotone e il Golfo di Squillace con Caulonia, infine l’Etna.

 Il nostro Golfo è dal poeta chiamato navifragum, parola composta da navis e frango: dove le navi s’infrangono sugli scogli, o comunque fanno naufragio.

 Del resto, lo stesso etimo di Σκυλλήτιον, abbastanza diffuso, riconduce a Σκύλλα, cane marino nel senso di luogo pericoloso per la navigazione; spiegato da molti miti e ripreso da vari poeti greci e latini, tra cui Ovidio. Ora non tirate fuori uno dei sette, otto sbarchi di Ulisse in Calabria (alte montagne incluse tipo Tiriolo e Nardodipace: e giuro che non scherzo!), tutti inventati di sana pianta anche Odissea alla mano.

 Che lo Ionio sia rischioso, lo troviamo in Orazio, anche se identificato con l’Adriatico, quando dice di essere “improbo iracundior Hadria”.

 Polibio di Megalopoli aveva già osservato che lungo lo Ionio, da Reggio in poi, non c’era un porto fino a Taranto, ma solo un attracco a Crotone. Il sistema dei traffici era dunque quello di navi che, ferme al largo, venivano raggiunte da barconi. Così si faceva a Soverato con le cosiddette “varcazze”.

 Qualche incauto che si avvicinò troppo patì mala sorte; e due piccoli bastimenti sono per sempre sepolti sotto la sabbia di un parcheggio del Lungomare.

 Che anche i Bronzi siano effetto di un naufragio, è però un’illazione senza la benché minima prova.

 Chiamiamo ora in soccorso la parapsicologia. Si racconta che s’infranse sugli scogli di Caminia un galeone spagnolo, e compare di tanto in tanto il fantasma dolente di una nobildonna che vi era imbarcata.

 Famosi i naufragi che abbiamo raccontato in “Santa Maria di Soverato” a proposito della Madonna a mare e altro. Compratevi il libro, e non agitatevi: io e Fiorita abbiamo lavorato gratis.

  Comunque, lo Ionio è un mare per marinai con i baffi; e ancora oggi a Soverato quando una cosa si mette male, diciamo “Vent’e terra”, il ponente che tira verso il largo, e causa grave rischio per la navigazione a vela.

Come abbia fatto ad affondare, in una giornata tranquilla di mare calmissimo, un lussuoso yacht di 40 metri, a motore e con bandiera delle isole Cayman, boh, aspettiamo un’inchiesta. Cayman si trova non lontano da Cuba. Non c’entra niente con i medici, però vedete quanto il mondo è piccolo?

 Brevi cenni, perché ne abbiamo parlato spesso, agli atti di guerra. Come abbia fatto Annibale, nel 202 a.C., a imbarcare migliaia di uomini in assenza di un porto, è un bel problema storiografico e nautico. Nel 1594 e nel 1643, si sa di incursioni turche nel Golfo, e anche a Soverato.

 Nel giugno del 1940 si svolse la grande battaglia aereonavale italoinglese nota come di Punta Stilo. La costa era percorsa da un treno armato di grossi calibri; e presidiata da casematte (ne resta una tra Satriano e Davoli) contro gli sbarchi. Gli sbarchi veri, che però, per quanto ne so, non accaddero. Ai manufatti dedicheremo un convegno di studi a Belcastro, il prossimo giorno 24.

 Nel 1943, l’artiglieria italiana posta sull’attuale Panoramica (allora, per questo motivo, “U chianu da batteria”), colpì un sommergibile britannico; e nella data fatale del 7 settembre, venne abbattuto e cadde sulla Punta un aereo americano. Onore agli artiglieri, quale io sono.

Ulderico Nisticò