Europa Orientale senza confini

 Un missile, a quanto pare ucraino o russo, o fate voi, volando o venendo colpito, fate voi, cade in Polonia. I cieli, si sa, non hanno confini, e un mezzo volante può cadere dovunque. Fine della cronaca.

 Però lo storico è costretto a riflettere, e riflettendo, scopre… beh, fa scoprire ai lettori che da quelle parti nemmeno per terra ci sono confini naturali. Ce ne furono e ce ne sono di confini politici (e divertitevi con una cartina storica), ma non ne esistono di fisici quali sono, altrove, montagne e mari. È tutta una pianura, che inizia, a dire il vero, persino in Francia e Germania, ma almeno questi luoghi hanno una precisa identità nazionale e culturale; ma dalla Polonia al Mar Nero al Caucaso agli Urali, sono migliaia di chilometri senza ostacoli naturali, e soprattutto senza nemmeno precise identificazioni etniche.

 Coraggio, munitevi di un atlante storico. Fino al 1772, la confederazione tra Regno di Polonia e Granducato di Lituania andava dal Mar Baltico al Mar Nero, includendo innumerevoli nazionalità: polacca e lituana propriamente dette; tedesca di Prussia e Slesia; russa e bielorussa; cosacca; mongola… e, pur in prevalenza di fede cattolica, varie altre religioni cristiane e non; e lingue e scritture… A questa immensa estensione non rispondeva alcuna compattezza statale: un re elettivo, con prevedibili conflitti ogni volta; e il liberum vetum per ogni modestissimo nobile. Entro il 1794, semplicemente tutto era svanito: finis Poloniae; e diviso tra Russia, Prussia e Austria. Quando nel 1918 una Polonia rinacque, comprendeva, su 30 milioni di abitanti, 10 di allogeni, soprattutto russi, e poi tedeschi. Sparita ancora nel 1939, quando rinacque, i confini della Polonia non somigliano nemmeno a quelli del 1939… e alle tentazioni ricorrenti del 1772.

 Idem per dove finisce la Bielorussia e dove inizia l’Ucraina, eccetera, Russia inclusa. Sono tutti confini politici, storici, o più esattamente di cronaca. Figuratevi se un missile se ne cura!

Ulderico Nisticò