Facebook: Quanto sono al sicuro i tuoi dati personali?

Oggi giorno sembra impensabile svolgere qualsiasi attività senza servirsi della tecnologia che, per certo, aiuta a vivere meglio e rendere la nostra vita sempre più organizzata. Il progresso tecnologico ha fatto in modo che nascessero i cellulari, i social network e tante altre cose che hanno rivoluzionato l’esistenza umana. Ci permette di comunicare senza limiti di spazio e tempo con persone che si trovano a centinaia di chilometri di distanza da noi, organizzare le vacanze o fare acquisti con un semplice click, inviare e-mail, memorizzare dati bancari e persino giocare online tramite dispositivi fissi o mobili. Quello che però forse non sappiamo è che tutto ciò comporta un costo e la maniera che ci permette di “entrare in rete” consiste nel “vendere” i nostri dati personali. Per questa ragione possiamo affermare che le cose che acquistiamo, le vacanze che prenotiamo ed i contenuti che commentiamo e condividiamo, il modo in cui ci intratteniamo in rete, contribuiscono a delineare un profilo preciso della nostra persona.

Facebook, Cambridge Analytica ed il furto di dati personali

La questione inerente a quanto siano sicuri i dati degli utenti è diventata attualmente una delle principali preoccupazioni anche da parte delle amministrazioni e governi di vari paesi soprattutto in seguito alla vicenda del furto di dati personali che ha visto coinvolte Facebook e la società Cambridge Analytica.

Quest’ultima, servendosi della collaborazione di un professore della Cambridge University, Aleksandr Kogan, è riuscita a raccogliere i dati di circa 50 milioni di persone. Tali dati sono stati utilizzati al fine di creare campagne advertising mirate per il referendum pro-Brexit e la campagna elettorale di Donald Trump. Servendosi delle informazioni ricavate dagli utenti di Facebook, gli uffici responsabili delle campagne elettorali hanno potuto creare iniziative pianificate nei minimi dettagli riportanti esattamente i discorsi giusti sugli argomenti giusti, in base alle informazioni acquisite da Facebook su ciò che in quel momento le persone consideravano importante. L’operazione è stata resa possibile grazie al social login, ovvero un meccanismo che consente agli utenti di autenticarsi sfruttando account e servizi offerti dai social network. Il sistema è molto apprezzato tra i consumatori più propensi a registrarsi e tornare su siti con il Social Login in quanto permette di abbreviare le procedure di identificazione ad un servizio o sito web senza dover scrivere e poi ricordare ogni volta le credenziali d’accesso. In cambio però dobbiamo fornire non solo tutti i nostri dati personali ma anche quelli dei nostri contatti.
I proprietari dei siti riescono così ad ottenere dati “veritieri” e una demografica uniforme da registrare nei propri database.

Come Facebook utilizza i nostri dati personali

Mark Zuckerberg, intervistato dopo l’increscioso episodio, ha dichiarato che la sua azienda sta indagando sull’accaduto e che prenderà provvedimenti per garantire una miglior sicurezza dei dati dei suoi utenti. Intanto è bene che questi prendano in considerazione alcuni aspetti. Essere utenti di Facebook significa permettere a degli estranei di accedere ai propri dati personali e divulgarli su una piattaforma pubblica: questo è il prezzo da pagare per l’uso di Facebook e di altre piattaforme simili che non applicano costi reali.

Le varie informazioni vengono raccolte, private dei dati identificativi e vendute agli inserzionisti: per questa ragione Facebook è una piattaforma gratuita. Al momento della registrazione, Facebook informa espressamente i nuovi utenti di tutto ciò, ma Cambridge Analytica ha comunque violato i termini di servizio di Facebook.

Sono molte le persone che temono di essere truffate o che hanno paura di subire il furto dei propri dati; altre preoccupazioni sono legate al timore di essere derubati attraverso il furto di identità o di essere stati manipolati. Al momento di registrarsi su una qualsiasi piattaforma, gli utenti ripongono la propria fiducia nelle aziende convinti che la società saprà mantenere i loro dati al sicuro: la stessa fiducia che Facebook ripone in organizzazioni come Cambridge Analytica la quale dovrebbe impegnarsi a rispettare l’Accordo sul Livello del Servizio (SLA) e non compiere azioni che possono ripercuotersi negativamente sull’utente e, di conseguenza, su Facebook.

Facebook e la protezione utenti

Il social adotta diverse misure per garantire la sicurezza dei dati: avvisa infatti gli utenti quando questi consentono a un’applicazione di terze parti di accedere alle loro informazioni personali specificando inoltre a quali dati gli utenti consentono l’accesso. Per questo dispone di una funzione che permette agli iscritti di limitare l’accesso di app di terze parti, indi, il controllo su chi può o non può accedere ai dati personali spetta direttamente all’utente. Ciò vuol dire che le informazioni sugli utenti raccolte da Cambridge Analytica sono state fornite volontariamente da ogni persona che ha preso parte al quiz.

Tecnologia Secure Socket Layer

Per il trasferimento di tutti i dati degli utenti Facebook utilizza la tecnologia Secure Socket Layer. Ciò significa che, nel momento in cui caricate le vostre credenziali di accesso o utilizzate la chat, le informazioni che inserite vengono crittografate. Anche i server in cui sono archiviati i vostri dati dispongono di funzioni di sicurezza, considerando l’enorme volume di dati che proteggono. Esiste poi un software che impedisce agli hacker di accedere ai dati degli utenti e programmi antivirus che proteggono da eventuali trojan o spyware. Sono quindi gli utenti che dovrebbero stare più attenti quando si tratta di consentire l’accesso ai propri dati, divenire consapevoli delle tecniche utilizzate per perpetrare truffe e frodi, e leggere sempre i pop-up e i termini e le condizioni di Facebook.

Possiamo in conclusione affermare che il movimento #CancellaFacebook, sorto in seguito alla vicenda per incoraggiare gli utenti del popolare social network a chiudere i propri account, rispecchia una reazione alquanto impulsiva, poiché, la violazione dei dati non è stata praticamente colpa di nessuna delle due parti. Inoltre, se volessimo tracciare una linea di demarcazione per stabilire di chi siano le colpe sulla vicenda del furto dei dati personali, non possiamo non escludere noi stessi.

D’altra parte la quantità di dati che circolano sulla rete dipende anche dalle impostazioni della privacy scelte dall’utente sul proprio social network.

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