Fallimento economico dell’Europa

 Che l’Europa (dis)Unita sia un fallimento politico, direi che è evidente come il sole, e non mi stupisco. Esempio: Ursula con il suo amico maschio non ricordo il nome, e non se lo merita, va da Erdogan; il turco prepara due sedie per tre persone; il maschio europeo, palesemente un maleducato, si siede e se ne frega di Ursula; Ursula, visto un divano, vi mette le baronali terga giusto per non stare in piedi. Ecco cos’è l’Europa, ecco quanto valgono i cosiddetti dirigenti; mentre qualsiasi “cudèspina” calabrese analfabeta avrebbe voltato le spalle e via alla porta, lasciando in tronco i due maschi buzzurri.

 Detto questo, ma se almeno l’Europa fosse un’entità economica e finanziaria! E invece non è manco, non è soprattutto quello; e l’Italia, peggio ancora. E non tirate fuori la guerra, che c’è da tre mesi; mentre la crisi dura almeno dal 2008, e nessuno trova un rimedio.

 Nessuno ci pensa, perché i Draghi e le Ursule eccetera sono seriamente convinti della cavolata immane settecentesca, poi crociana, che l’economia sia una faccenda autonoma e si regoli secondo le presunte, le immaginarie leggi economiche. E invece è una cosa umana, e come tutte le cose umane ha bisogno di qualcuno che la regoli: e quelli non ne sono capaci.

 Essi sono riusciti a mettere assieme due cose teoricamente inconciliabili: una moneta forte e l’inflazione, che è arrivata e supera il 7% ufficiale, e di fatto è di più. E non aumentano i prezzi dei gioielli e delle pellicce, ma quelle del pane e della pasta; e paga di più il povero, non il ricco.

 Insomma, fallisce l’Europa proprio nella sua promesse più ottimistiche, quelle dell’arricchimento di tutti… o almeno che tutti possano comprare il pane.

Ulderico Nisticò