Farmacie Badolato, il Consiglio di Stato si pronuncia a favore del Comune

Lo sapevamo. Lo abbiamo sempre saputo e avevamo ragione: la farmacia del borgo deve rimanere nel borgo. Ora, anche il Consiglio di Stato, si è espresso confermando la legittimità delle scelte fatte dall’Amministrazione Mannello. Più volte siamo stati accusati, dalla compagine di Badolato Rinasce, di agire solo per fare “un dispetto con abuso di potere” (così facevano scrivere sulle pagine della Gazzetta).

Dicevano che questa vicenda aveva “fracassato le finanze comunali”; parlavano di “miserevole politica fatta usando danaro pubblico” come se fossimo stati noi ad intraprendere un braccio di forza invece che la farmacista Ceccotti, che pur tanto si proclama “affezionata e attenta al bene di Badolato”. Evidentemente davanti agli interessi personali, perché di questo si è trattato, anche il bene più puro si perde. Facile poi postare foto in cui ci si dice “al servizio della comunità” quando a quella stessa comunità si è fatto spendere un bel po’ di soldini.

E la Ceccotti sapeva benissimo come stavano le cose. Sapeva, quando ha deciso di acquistare la farmacia del borgo, che la popolazione era in calo; sapeva che l’amministrazione comunale, già da allora, non avrebbe mai consentito lo spostamento della farmacia del borgo nella frazione marina; sapeva benissimo che la farmacia del borgo è stata creata dopo quella di cui, ad oggi, è titolare il dott. Carella (originariamente farmacia Bressi, nata negli anni 60) e, cosa fondamentale, sapeva che la farmacia del borgo è stata creata in deroga al “principio demografico” (una farmacia ogni 3000 abitanti).

La farmacia del borgo, infatti, è stata istituita negli anni 80 in conformità al “principio topografico” (cioè per la configurazione del territorio comunale) proprio per assicurare in modo più adeguato e continuativo l’assistenza farmaceutica alla popolazione del borgo, peraltro principalmente costituita da anziani.

Tuttavia, la dottoressa Ceccotti ha provato in tutti i modi a raggiungere il suo obiettivo (che, tra le altre cose, riteniamo pure lecito qualora si fosse trattato di altro esercizio commerciale), anche tentando di infangare la persona del sindaco Mannello con una denuncia per abuso d’ufficio per la quale il GUP ha predisposto l’archiviazione del procedimento penale “riconoscendo la piena legittimità dell’agire dell’amministrazione Comunale di Badolato che, negando il trasferimento, aveva inteso tutelare efficacemente il diritto degli abitanti dell’antico borgo a usufruire del servizio di distribuzione dei farmaci, diritto certamente prevalente sull’interesse del farmacista a veder trasferita la propria attività in zona diversa da quella originariamente assegnatagli”.

Eppure, in altri contesti gli stessi familiari della Ceccotti si prodigavano a ribadire l’importanza di mantenere le farmacie rurali aperte in luoghi come il nostro borgo. Lo scorso 11 dicembre, infatti, in un convegno organizzato da Federfarma dal titolo “Nuovi scenari per la farmacia” il dott. Abenavoli, marito della dott.ssa Ceccotti, pronunciava pubblicamente queste parole: “le piccole farmacie rurali e le stazioni dei carabinieri, sono spesso gli unici presidi rimasti in quei piccoli borghi dove le altre istituzioni sono assenti. La salvaguardia del territorio calabrese deve partire anche da questa riflessione”.

A questo punto, ci domandiamo perché se a fare questa riflessione è stata l’Amministrazione Mannello (dopo che la stessa riflessione era stata fatta dall’Amministrazione Parretta nel 2013 e, a seguire, dai commissari prefettizi) non vale? Ecco, questa cosa ci sfugge proprio. Però, e questo è quello che conta, non è sfuggito al Consiglio di Stato che, oltre a dare ragione all’operato dell’Amministrazione Mannello, ne ha colto il nocciolo essenziale che ha sempre accompagnato le decisioni amministrative. Scrive, infatti, il Consiglio di Stato: “Le dedotte plurime censure risultano pertanto non fondate, a fronte della legittimità della contestata pianificazione comunale e della sua conformità all’interesse pubblico generale alla tutela della salute dell’intera cittadinanza secondo le previsioni dell’art. 32 Cost. anche mediante la tutela della popolazione più anziana residente in una zona scarsamente abitata, unica ragione che ha portato all’apertura della farmacia della medesima appellante”.

E continua: “Alla stregua delle predette considerazioni, il secondo appello indicato in epigrafe, ora in esame, deve essere respinto con condanna dell’appellante alle spese del doppio grado di giudizio nella misura liquidata in dispositivo”. Tali spese, abbastanza cospicue, dovranno essere ripartite in parti uguali tra il Comune di Badolato e il dott. Carella. Siamo, finalmente, arrivati alla fine di un’annosa vicenda ma siamo soddisfatti per essere riusciti a tutelare il diritto alla salute degli abitanti del borgo e dei tanti turisti che in estate lo abitano. Ci è voluto tempo ma abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia. Le farmacie sono il primo e importate presidio sanitario sui territori e mai avremmo potuto permettere che il nostro borgo ne rimanesse privo.

L’ex Amministrazione Mannello