Fatta luce dopo 32 anni sull’omicidio Cartisano, il Dna incastra il secondo killer

E’ ritenuto responsabile dell’omicidio (premeditato ed aggravato dai motivi abietti) di Giuseppe Cartisano cl.67, assassinato a Reggio Calabria il 22 Aprile 1988, Zappia Vincenzino detto “Enzo” di 54 anni, attualmente detenuto per altra causa. L’indagine è stata avviata nel settembre del 2019 e ha consentito di fare completa chiarezza su uno dei fatti di sangue più efferati ed eclatanti della faida reggina a cavallo tra gli anni 80 e 90: l’omicidio di Giuseppe Cartisano.

I due killer entrarono in azione la sera del 22 aprile 1988 all’interno del bar gelateria Malavenda, nella centralissima piazza De Nava, e affrontarono apertamente il Cartisano, colpendolo a morte con numerosi colpi di arma da fuoco. Durante la loro fuga però, vennero intercettati ed inseguiti dai Carabinieri, al cui indirizzo esplosero diversi colpi di arma da fuoco allo scopo di guadagnare la fuga. Nel corso del conflitto a fuoco che ne seguì, rimase ucciso uno dei due sicari, Pellicanò mentre l’altro (oggi identificato nell’indagato Zappia) sebbene gravemente ferito, riuscì a dileguarsi, approfittando dell’aiuto fornitogli da ignoti complici.

Sulla scena del crimine e lungo la via di fuga dei killer, i militari repertarono consistenti tracce ematiche; sangue che uno degli assassini aveva copiosamente perduto, dopo essere stato colpito alla gamba nel corso del conflitto a fuoco. Gli accertamenti tecnici condotti nell’immediatezza su quel materiale biologico, non consentirono, tuttavia, per le conoscenze tecnico – scientifiche dell’epoca, di individuare il soggetto.

Nell’anno 2019, la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nel riesaminare le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (che avevano fornito indicazioni su quella vicenda nell’ambito del processo “Olimpia” e nel corso di indagini successive), ha proceduto ad una nuova ed accurata verifica degli atti processuali, recuperando i reperti di tracce ematiche rimasti custoditi per più di trent’anni negli archivi giudiziari. Sono stati quindi delegati accertamenti genetico molecolari sui campioni di sangue in sequestro che, grazie alle moderne tecniche di laboratorio, hanno permesso ai Carabinieri Investigazioni Scientifiche – Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina di estrapolare il DNA nucleare utile per fini identificativi.

La successiva comparazione di laboratorio ha fornito la definitiva ed inequivocabile conferma circa l’identità del killer fuggito all’epoca dei fatti: Vincenzino Zappia. L’individuazione dell’impronta genetica si aggiunge alle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, in merito al coinvolgimento diretto di Zappia nell’agguato mortale di piazza De Nava.