Fedra, l’Ucraina e il Quirinale

 Nella tragedia di Euripide “Ippolito”, l’innamorata Fedra così dice alla nutrice che le dà buoni consigli: “Possa morire chi vuole farmi del bene quando io non voglio”. Lo stesso sta dicendo l’Ucraina a USA, G. Bretagna, Francia e Germania (per l’italietta, si veda più sotto), che, armi e bagagli, stanno accorrendo a salvare l’Ucraina da una minaccia russa, che, dice sempre l’Ucraina, non c’è. Insomma, Kiev ribatte Grazie tante, ma statevene a casa.

 E l’italietta? Nessuno ha mai capito, per esempio, perché (presidente del Consiglio D’Alema: leggete la lista dei suoi ministri, e cucù!!!) abbia partecipato all’assurda guerra contro la Serbia, a colpi di uranio “impoverito”: ma la NATO è una symmakhia, cioè il capo comanda, e gli altri obbediscono. Il capo, sta a Washington. Così finirà che, se gli altri faranno la guerra, a noi toccherà andare a seguito.

 E tutto perché Biden, in crollo nei sondaggi a casa sua, deve far dimenticare la figura di coniglio in Afghanistan.

 Nota: italietta è una locuzione che non invento io nel 2022, ma già la usavano i patrioti delusi della frettolosa unità del 1861, soprattutto di fronte all’inerte e timida politica estera.

 Mentre dunque si corre pericolo di un conflitto, caldo o freddo che sia, la nostra ineffabile classe politica ci offre lo spettacolo di manovre e manovrette, che potrebbero condurre anche alla crisi di governo, e alle elezioni anticipate.

 Intanto il governo Draghi che, stando ai giornali e tv, deve compiere i miracoli che le leggende dotte greche attribuivano ai Licurgo, agli Zaleuco, ai Pitagora… cioè trovare un disastro e farne un Eden, invece sta ottenendo i risultati di:

– ordine, contrordine e disordine su covid, pass, colori e altre disposizioni contraddittorie;

– inflazione sempre più alta;

– di conseguenza, prezzi alle stelle: e non quelli del caviale e dei diamanti dei nababbi, ma del pane e della pasta, cibi dei poveri;

– e non parliamo di gas e luce: tutto quello che sa fare, Mario, sono le bollette a rate, le quali però c’erano anche prima, bastava chiedere, anche per telefono;

– promesse, anzi certezze di 191 (ex 209) miliardi, di cui 25 subito, mentre finora non si vede un centesimo, 01, pari a £ 19;

– ordine pubblico in mano, si fa per dire, alla fallimentare Lamorgese, sbarchi a valanghe inclusi, mentre Salvini fa finta di non esserci;

– per la politica estera, vedi sopra: ahahahahahah.

 In questa sventurata situazione, la presidenza della Repubblica è l’ultimissimo dei miei pensieri. Auguri a chi vincerà.

Ulderico Nisticò