Festa della Madre di Dio a Visconte (CZ)

La processione partirà dalla Cappella “Madre di Dio” domenica 28 luglio alle 18. 

Un papiro del Il-IlI secolo, scoperto all’inizio del Novecento, ci trasmette in greco la prima preghiera a Maria da parte di una comunità egiziana in un’ora di persecuzione: < protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, oh Vergine gloriosa e benedetta! ». Siamo
probabilmente di fronte ad un’antifona liturgica, concisa e scandita dal noi comunitario, che invoca Maria con il suo più bel titolo: “Theotokos”, cioè “Madre di Dio’ (titolo che sarà definito dogmaticamente nel 431 dal Concilio di Efeso) e la riconosce Madre santa, misericordiosa e potente nel soccorrere e liberare. Qui scorgiamo una fonte importante del culto di Maria: l’esperienza del suo aiuto, che spinge noi, ancora oggi, a continuare rivolgersi a lei con fiducia.

E’ quello che vive in questi giorni la comunità di Visconte, in comunione a tutta la parrocchia del quartiere S.Elia (CZ), guidata dal parroco don Pino Fiorenza, preparandosi a celebrare la festa della Madre di Dio, raffigurata in una bellissima statua conservata nella locale cappella intitolata , appunto, alla “Madre di Dio”. Infatti, lungo la strada che da Sant’ Elia porta alla contrada Visconte, si trova un targa che indica la direzione e recita “Cappella Madre di Dio”. Suggestiva la storia della statua della Madonna ivi custodita , donata da una coppia di sposi deI luogo, come voto per aver ricevuto una grazia dal sapore miracoloso: la signora era in gravidanza, una gravidanza difficile, quando inaspettatamente partorì al quinto mese: i medici avevano già tolto ogni speranza per la sopravvivenza delta neonata bambina. Ma la fede e le preghiere della coppia commossero Il cuore della Madre deIla Maternità ( questo era in origine il nome scelto dagli sposi per la statua donata alla cappella di Visconte) e portarono alla grazia: oggi Claudia è una bellissima ragazza e i fedeli di Visconte celebrano annualmente una festa che si radica nella gioia cristiana e non è soltanto svago, superficialità, evasione.

Nella partecipata processione per le vie della contrada, davvero si sente che una donna speciale cammina con la gente… è Maria! La bellissima statua in legno della Madre di Dio proviene da Ortisei (Trentino) e fu scelta, dal padre di Claudia, su catalogo: egli cercava una statua di Maria con bambino e fu colpita proprio da quella: arrivò nella cappellina di Visconte, con grande tripudio della comunità, nel 1998. Certamente le feste religiose hanno anche un grande significato antropologico: già ad Atene le grandi feste panatenaiche erano il momento di auto-identità della città, tant’è che quando vennero re-istituite durante la guerra del Peloponneso, Atene rllanciò se stessa come immagine. Così è per le processioni: quell’avanzare lento della statua, tra i canti sacri, in mezzo alle case della gente, significa aggregazione della comunità, ribadisce la propria appartenenza a un territorio, mette in contatto col soprannaturale attraverso il gesto sacro, ha forte incidenza psicologica con la preghiera in movimento e fa prendere coscienza del proprio essere pellegrini su questa terra, nella quale si è di passaggio.

A Visconte, lungo il percorso processionale, caratterizzato dai suggestivi scorci offerti dalle montagne pre-silane, Ia banda inonda lo spazio con le melodie dei suoi ottoni a tutto spiano e gli occhi dei fedeli si volgono alla statua della Madre di Dio. Sappiamo che molto prima del cristianesimo, fin dall’età della pietra, si sono ritrovati templi dedicati a Grandi Madri con centinaia di ex voto: l’ antropologia culturale ci dice che quando il cristianesimo arriva in ambienti in cui Ia religione della Madre aveva già radici antichissime, Maria diventa automaticamente Madre di Dio molto prima dell’approvazione dei vescovi al Concilio di Efeso; e per secoli Maria è la taumaturga, la buona madre, Ia dispensatrice di grazie impossibili.

Le sue apparizioni fra le bisognose genti si fanno frequenti e ricorrenti, specie in epoche di grandi difficoltà. E’ così bello vedere come piccoli santuari in onore a Maria siano presenti ovunque nel nostro territorio calabrese: lungo i fiumi, vicino ad uno stagno, negli anfratti di un caverna, alle radici di una grossa quercia, nei pressi di una sorgente, su una collina dominante una valle. Spesso, ereditati da secoli. Le visioni miracolose avvengono quasi sempre vicino a sorgenti, grotte, alberi. Visioni di una donna, visioni di una Madre. E se Dio stesso ha scelto di avere una donna per Madre, se una donna, Maria, è stata protagonista nella realizzazione del piano di salvezza per l’umanità, vuol dire che non si può avere un’adeguata ermeneutica dell’uomo, ossia di ciò che è umano, senza un adeguato ricorso a ciò che è femminile.

Le varie feste in onore della Madonna, celebrate ovunque nei nostri paesi, ci ricordino che solo la differenza tra l’ “io maschile” e l’ “io femminile”, potrà arricchire e completare l’espressione dell’ “humanum” in tutta la sua interezza, in tutti gli ambiti della società, come ci ricorda un bellissimo pensiero di Pavel Evdokimov:” Il mondo fondamentalmente maschile nel quale la donna non ha alcun ruolo, è sempre più un mondo senza Dio, perchè senza madre Dio non può più nascervi”.

ANNA ROTUNDO