Filosofia e sociologia popolari dell’essere e dell’avere


mascherone apotropaico di palazzo N.

Mascherone apotropaico di palazzo N.

Un parente mi ha raccontato un aneddoto di Cardinale di forse mezzo secolo fa, e la cui protagonista era già allora una donna molto anziana. Giovane medico in quei tempi, va a visitarla, e, rispondendo alla curiosità di lei, si qualifica con le parentele cardinalesi della famiglia N.

La paziente, ben consapevole delle dinamiche sociologiche e antropologiche del paese, fu rassicurata dalla notizia, e, così commentò nella sua favella: “Allora vui siti e l’essere e non e l’avira”.

Necessaria una spiegazione. La popolana era, senza dubbio, pochissimo e forse niente scolarizzata, quindi “le dinamiche sociologiche e antropologiche” sono, in questo breve saggio, la traduzione dotta della di lei visione tradizionale della vita e del mondo, e senza che ella avesse alcuna notizia di Comte o di Levy-Strauss, e, detto in generale, dell’esistenza al mondo di scienze denominate antropologia e sociologia, e altre.

Tuttavia, e lo dichiaro senza timore di essere smentito, il mondo è zeppo, oggi, di gente che ha studiato all’università la sociologia e l’antropologia, però avrà serie difficoltà a capire la filosofia della vecchietta analfabeta. Scommetto un caffè.

Che voleva dire, la donna di veneranda età? Che la famiglia N., di cui aveva evidentemente contezza e ne aveva sentito dire anche dai suoi nonni, non era una dei sordidi arricchiti di fresco, e attaccati al soldo e odiati sfruttatori del lavoro altrui, bensì rivestiva una certa dignità umana e culturale.

Erano, infatti, di padre in figlio farmacisti (“speziali”) almeno dal XVII secolo, e notai e di altre professioni, e sindaci, qualifica rimasta loro per paesano soprannome; e con parentele di ecclesiastici (vantavano persino un cardinale quando tale dignità era rarissima) e di altri professionisti anche viventi lontano, e di famiglie nobili; e in amicizia con il principe Carlo Filangieri.

Caso tutt’altro che comune, conservavano in casa una biblioteca, e non solo professionale. Con tutto questo, anzi proprio per questo, i N. non montavano in stupida superbia da “parvenus”: e già, erano dotati di “essere”, non di “avere”, e “avere” di dubbia origine.

Ecco un esempio di filosofia popolare e paesana, espressa, insegna il Vico, con il minimo di parole, però “parole corpo”, pesanti, concrete, e ciascuna con un profondo significato.

Poi (e qui interviene lo storico) gli N., come quasi tutte quelle famiglie dei secoli XVIII e XIX, si dissolsero; ma ne parleremo un’altra volta. Intanto, lode alla vecchietta di tanti decenni fa, che sapeva fare sociologia e antropologia e analisi della realtà. Ah, se ci fosse ancora, in Calabria, dell’essere, dell’io sono, dell’io penso!

Ulderico Nisticò