Fine di un’associazione pochissimo nata

 Corre voce che l’Associazione Pietà abbia dichiarato ufficialmente il proprio scioglimento, con la motivazione di “cessata attività”.

 Che io sappia, le attività sono state ben poche, se non con qualche estemporaneo conato. Diciamo, per essere gentili, il 25-30% di quello che si doveva e si poteva fare.

 Ricordo una mostra di disegni delle opere del Gagini in Calabria, ma senza la benché minima presenza della Calabria medesima e con forestieri zero. Era invece questo lo scopo da raggiungere, e che chi scrive aveva proposto quando ancora esisteva solo un comitato: fare di Soverato il punto di riferimento di tutto il centenario del e dei Gagini. Non è successo, e, tranne qualche trafiletto autogestito, nessuno in Calabria ebbe mai notizia di niente.

 Ricordo anche la venuta di Spirlì, allora presidente facente funzioni della Regione, al quale spiegai la Pietà io, ma solo dietro pressante invito dell’allora presidente del Consiglio Comunale, e oggi vicesindaco, Amoruso. Lo Spirlì, sembra, avrebbe fatto intendere la volontà di inviare soldi all’Associazione; alla data attuale del 25 agosto… e intanto l’Associazione defunse… la Regione (che finanzia la qualunque!) non mandò un centesimo bucato di euro. Figuraccia, ragazzi!

 Ricordo anche un convegno, cui ben mi guardai dal partecipare, avendo intuito che sarebbe stato a colpi di quelle relazioni dei docenti universitari dalla natura soporifera, e tale da provocare un sonno che Aligi pare sveglio per tutti i settecento anni del suo. Effetto d’immagine, nullo.

 Sono successe due cose che niente hanno a che vedere con l’Associazione. Ho rappresentato io, in chiesa, “Lo scalpello della fede”: con molto pubblico, ma senza alcuni dei soliti noti.

 Non c’entra nulla con l’Associazione il busto del Gagini, che ebbe tutt’altra provenienza. Forse si dovette all’Associazione l’intitolazione di uno slargo.

 E passò quasi invano il 2021… ma perché me la devo prendere con quel poco che già allora restava dell’Associazione, la cui colpa, in pratica, si riduce a mancanza di umiltà e di buon senso?

 La colpa è di chi avrebbe dovuto controllare. Si chiama, gli avvocati mi sostengano, “culpa in vigilando”. Non hanno vigilato né l’Amministrazione pro tempore, sindaco Alecci; né la Parrocchia di Soverato Superiore. Non si sono accorti dell’inesperienza organizzativa dell’Associazione; non hanno tentato di salvare un centenario che Soverato ha lasciato scorrere come acqua di fiume, senza approfittarne minimamente per un poco di dignitoso turismo culturale. Già, il turismo culturale, invece di mascalzoncelli a gridare, alle cinque di mattina, sotto le finestre della gente.

 E gli intellettuali di Soverato? Ragazzi, scommetto un centinaio di cene che un mucchio di dottissimi nostri concittadini con sei o sette lauree, e master, non hanno mai messo il naso davanti alla Deposizione gaginesca, ignorandola sia prima che nascesse l’Associazione sia durante le asfittiche mosse dell’Associazione sia ora dopo il definitivo trapasso dell’Associazione.

 Voce del verbo ignorare. Ora ne parleranno, nel 2121, nati natorum et qui nascentur ab illis. Il Gagini è fallito come stanno fallendo i Bronzi, e tantissime altre occasioni: persino san Francesco di Paola! E se manco i santi commuovono la Calabria, figuratevi una statua!

Ulderico Nisticò