Finirò i miei giorni in galera!

 Ebbene sì, ripensando alla mia ormai lunghissima vita, e spesso tumultuosa, l’eventualità di finire in galera devo averla sfiorata in più d’un’occasione, spero ormai cadute in prescrizione:

  • Ho fatto il sessantottino, con partecipazione a scontri di piazza, occupazioni di facoltà e roba del genere, nonché affissione abusiva di manifesti in più luoghi quali Pisa, Pescara, Soverato.
  • Ho scritto sui muri dell’università, a caratteri cubitali, CON LE BUDELLA DI NIXON IMPICCHEREMO BREZNEV. Oggi nessuno si ricorda di entrambi quei da me minacciati, ma allora era reato sia volerne la pelle, sia tinteggiare i muri della Sapienza.
  • Ho violato innumerevoli volte la legge Scelba, non solo con pensieri e parole e gesti e canti, ma scrivendo e firmando tantissimi articoli e interi libri di storia.
  • Sto per violarla con un libro apposito per il centenario del 1922.
  • Ho vilipeso l’allora presidente Scalfaro, in carica, chiedendo come mai facesse il giudice della RSI fino al 24 aprile 1945: non mi rispose, guarda tu!
  • Una certa volta ho impiegato tre ore e un quarto da Bari a Soverato, km. 380, ignorando quindi un numero enorme di divieti di velocità.
  • Varie ed eventuali.

 Insomma, più d’una volta sono stato prossimo a far compagnia a Giuseppe Balsamo ovvero Cagliostro, Giacomo Casanova, Benvenuto Cellini, Jacopone da Todi, Silvio Pellico, Papillon, Jean Valjean, e altri famosissimi carcerati. Ma che volete, l’avevo messo nel conto, il carcere; e se me la sono scansata, fu pura fortuna.

 Però, ragazzi, tutto potevo pensare, io, tranne che finire i miei giorni all’ergastolo per “disastro ambientale”. Sono io infatti il presidente onorario del Comitato pro strada, e mi onoro di aver proposto io l’idea di utilizzare l’attuale tracciato, senza i piloni e piloncelli che invece farebbero la gioia degli spendaccioni di denaro pubblico, e fautori di quei lavori (ahahahahaah) che, mediamente, durano una decina d’anni… a pilone.

 Peggio che peggio, io, ben noto grecista, dovrò vergognarmi tutto il resto dei miei anni (22, secondo la maga) per aver distrutto niente di meno che una Ἑλληνικὴ πόλις con ἀκρόπολις, ἀγορά, ἱερά, τείχη, πύργοι, οἰκίαι… Non c’è bisogno di tradurre: a Gagliato, il greco classico lo masticano a pranzo e a cena…

 Come si chiamava questa celeberrima città piena zeppa di εὐπατρìδαι, δῆμος, ἀγροικοί, ῥήτορες, κλέπται, οἰκοδέσποιναι, ἑταῖραι eccetera? Quanti poeti ne hanno cantato le gesta eroiche? Quale dio greco ne fu l’οἰκιστής? Non vedo l’ora di saperlo, in aggiunta a quel poco che conosco di Sparta e Atene, Crotone, Locri, Sibari, Reggio… Finalmente posso farmi una cultura!

 Ragazzi, tutto potevo pensare, io, quando, mezzo secolo fa, iniziai a combattere per la Trasversale; tutto, tranne che di dover combattere non per, ma contro i cittadini di Gagliato; i quali, come avete letto, mi vogliono mandare in galera.

 Ci sarà qualche anima buona che manderà a mio favore una torta con la lima?

Ulderico Nisticò, detenuto nr. 000000000000000001.

PS: Mi pare evidentissimo che tanti (beh, tanti in proporzione alla scarsissima quasi nulla popolazione) la strada NON la vogliono.

Ulderico Nisticò, a piede libero, eccome!