“Fiufiuni di pica” un po’ dovunque

“Fiufiuni di pica” in alcune parti del mio comprensorio è chiamato il piccolo dell’aquila o di altro uccello che tenta di spiccare il volo e non riesce, poiché le giovanissime ali immature non glielo consentono. Quel volo che sarà in futuro degno del rapace che domina su tutti gli altri e che nell’immaginario collettivo rappresenta la potenza, la forza e quanto meglio. Quello stesso volo che potrebbe essere anche di un altro uccello meno degno e meno conosciuto dell’aquila. Sino a quel momento però il piccolo appare goffo e fa sorridere. Spesso accade che metaforicamente nella nostra vita facciamo riferimento ad animali per descrivere gli uomini; e giocoforza, anche i “fiufiuni di pica” possono servire da metafora di riferimento. Quanti sono gli uomini che aspirano a fare carriera tentando di diventare manager oppure ottenere il massimo della dirigenza o ancora si buttano in politica ma non riescono a spiccare il volo in questo campo per ragioni varie, prima fra tutte la loro sostanziale inettitudine? Sia chiaro, per molti la carriera, la politica non fa parte dei loro interessi e delle loro aspirazioni; per altri è tutto. Il realizzarsi di un sogno, l’esercizio del potere come affermazione di un modo di essere e di una condizione umana di dominio; l’essere e l’avere insieme. Ma la carriera e tutto ciò che essa rappresenta e fa sognare restano lontani da loro, essi mancano di ali per spiccare il volo. Tentano di staccarsi dal suolo, ma invano, annaspano, si protendono, ma la terra con la sua forza di gravità li trattiene, li condanna al suolo.

Molti tra di essi, si trovano ad es. nella politica con il ruolo di riempitore di lista, altri nella professione che svolgono ottengono un incarico di “sottomarca”. Alcuni invece, più o meno fortunati, ce la fanno. Diventano consiglieri comunali o regionali o deputati al parlamento nazionale o diventano manager pubblici o privati, o ancora grossi dirigenti e via sempre più oltre. Ma costui era all’origine un “fiufiune di pica” e tale resta nel ruolo che, meritatamente o no, riesce a conseguire. Sicché altro non gli tocca, su qualsivoglia scranno segga, che assumere, con giusto sussiego la forma adeguata, posare comodamente le terga sulla poltrona conquistata, protendere il collo con occhio perso nella lontananza e, infine, come è nella sua vera natura esprimere il suo classico “fiu fiu”. Ed ecco che il nostro “fiufiuni” pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento, ma d’improvviso ha uno scarto, un sussulto, una intima vibrazione: si ferma un attimo e, subito dopo, precipita. Difficile volare alto, più difficile ancora, conseguita l’altezza, restarci.

Fabio Guarna (Corriere delle Sera – Italians)

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