Follia politica a 360 gradi

 L’8 agosto, Salvini ha fatto la sua; il 16 settembre, lo tallona Renzi. Attenti che la follia non è solo quanto uno si veste da pagliaccio e si colora i capelli mezzo blu e mezzo a fiori… C’è la follia lucida di chi ragiona, e a forza di ragionane finisce nel labirinto senza Arianna.

 La storia della sinistra, dal XVIII secolo, è una storia di scissioni, dal verbo scindere, cioè tagliare. Spesso, come Danton, uno finisce tagliato davvero, sulla ghigliottina giacobina; o, come Trotskij, si trova pure lui la testa a pezzi, però a picconate di Stalin. A parte simili, e numerosi, casi, ci sono le scissioni politiche, tra cui quella che, nella storiografia, è ancora sempre chiamata la Scissione di Livorno, che diede vita, nel 1921, al Partito Comunista d’Italia.

 Ora è il turno di Renzi, che esce dal PD e si fa per conto un partito – e fin qui, uno più uno meno… – ma dei gruppi parlamentari, il che, a parte le solenni frasi, mette già in discussione il neonato governicchio Conti 2.

 E brucio dalla voglia di sapere chi sono i renziani scissionisti calabresi!!!

 Che vuole, Renzi? Rifare un partito di centro, una specie di Democrazia Cristiana. Per ora, basta: ma sono sicuro che ne vedremo delle belle. I 5stelle? Beh, ci sarebbe una battuta napoletana che spero sappiate, e che si conclude con “’n man’e piccirille”.

 In Calabria, la scissione si chiama espulsione: se Oliverio va alle primarie (e le vince!), “è fuori” dal PD. PD il quale, a quanto dicono, farà una lista civica con i 5stelle, e con un nome preso dalla cosiddetta società civile. Lista Ulisse contro Lista Alarico, ovvero di Occhiuto?

 Per la Calabria, comunque vada sarà un disastro… ma no, che sono queste espressioni barocche ed enfatiche? Sarà come sempre da almeno quattro millenni: “poi vidimu”, ovvero, niente di nuovo. A comandare saranno sempre i sederi piatti dei burocrati, a seguito di decisioni prese a cena a loggia a casa di qualcuno.

 Anche noi, “po’ vidimu”.

Ulderico Nisticò