Fuscaldo, attenzione: i social fanno paura. Arriva l’avvocato!


Granata: “Una delibera da 2.000 euro per difendere l’immagine del Comune. Ma prima qualcuno potrebbe spiegare quale immagine, da cosa e da chi?”

A Fuscaldo è ufficialmente iniziata la guerra dei social.
La Giunta comunale, con la deliberazione n. 65 del 22 luglio 2026, ha deciso di tutelare l’immagine e la dignità dell’Ente contro alcuni post pubblicati sui social network, definiti nella delibera addirittura “decisamente diffamatori e lesivi”.

Insomma, altro che Facebook.
Qui siamo ormai al livello di una vera emergenza istituzionale.
E per affrontarla il Comune ha previsto 2.000 euro di risorse pubbliche per l’affidamento di un incarico legale.

Una domanda sorge spontanea: ma questi post cosa hanno scritto, per meritarsi addirittura l’intervento dell’avvocato?
Perché nella delibera c’è scritto che sono diffamatori.
Ma i post, quelli veri, non li vediamo.
Le frasi incriminate?
Non pervenute.
Gli autori?
Da individuare.
Il danno concreto?
Da valutare.
L’avvocato?
Ancora da trovare.

Però i 2.000 euro, quelli sì: già messi a bilancio.
Una sorta di “prima paghiamo, poi vediamo cosa è successo”.

IL MISTERO DEI POST SCOMPARSI
La delibera racconta di post capaci di generare “turbativa, disorientamento e allarme nell’intera comunità Fuscaldese ed in quelle limitrofe”.
Una descrizione che lascia immaginare scenari apocalittici.
Uno legge il post e… crolla il turismo.
Un altro mette un commento e… si disorienta la comunità.

Un terzo condivide e… tre paesi entrano nel panico.
A questo punto siamo curiosi di conoscere questi post miracolosi.
Altro che influencer: qui abbiamo scoperto i terroristi dell’algoritmo.

L’AVVOCATO FANTASMA
Ma c’è un altro dettaglio curioso.
La delibera si chiama “Conferimento incarico legale”.
Peccato che l’avvocato non sia stato ancora conferito a nessuno.
La Giunta, infatti, demanda al Responsabile del settore il compito di individuare successivamente un legale.

Praticamente abbiamo:
delibera: sì.
soldi: sì.
post: non chiaramente indicati.
avvocato: da trovare.
azioni giudiziarie: da valutare.

Una procedura che, detta con un po’ di ironia, sembra quasi il trailer di un film:
“Alla ricerca dell’avvocato perduto – 2.000 euro di budget”.

E I 2.000 EURO?
La domanda più banale è anche quella più importante.
Cosa comprende esattamente la somma?
Una diffida?
Una denuncia?
Un esposto?
Un’azione civile?
Una consulenza?
Un’intera causa?

Perché se si tratta soltanto di capire se i post siano effettivamente diffamatori, forse sarebbe utile dirlo.
Se invece si prevedono azioni giudiziarie, bisognerà capire quanto costerà realmente l’operazione alle casse comunali.
Perché i 2.000 euro potrebbero essere soltanto l’antipasto.

LA CRITICA NON È DIFFAMAZIONE
C’è poi un aspetto che dovrebbe essere ricordato.
Un’Amministrazione pubblica può e deve difendersi quando viene realmente lesa.
Ma una cosa è la diffamazione, altra cosa è la critica politica, anche aspra, all’operato degli amministratori.
Altrimenti rischiamo di arrivare al paradosso che, prima di scrivere un post sul Comune, il cittadino debba consultare un avvocato.
“Mi piace” con riserva.

Commento previa autorizzazione.
Condivisione subordinata al parere legale.
E magari per sicurezza:
“Questo post è stato preventivamente approvato dal Responsabile del Settore Social.”
GRANATA: “ASPETTIAMO I POST. E MAGARI ANCHE LE RISPOSTE”

“Come Associazione Legalità Democratica – dichiara l’Avv. Maximiliano Granata – siamo sinceramente curiosi di conoscere questi famigerati post capaci di mettere in crisi addirittura l’immagine istituzionale del Comune.
Perché nella delibera si parla molto dei post, ma i post non vengono indicati concretamente.

Si parla di diffamazione, ma sarà necessario capire quali siano le espressioni contestate.
Si parla di danno all’immagine, ma bisognerà capire quale danno concreto sarebbe stato prodotto.
E soprattutto si parla di 2.000 euro di spesa pubblica.
Su questo, almeno, il post è chiarissimo: pagano i cittadini.”

“Naturalmente – continua Granata – se esiste una vera diffamazione, chi ne è responsabile dovrà risponderne nelle sedi competenti.
Ma sarebbe interessante sapere anche chi sarà incaricato, con quali criteri e per fare esattamente cosa.
Perché quando si utilizzano soldi pubblici, la trasparenza non dovrebbe essere considerata una forma di diffamazione.”

“IL COMUNE NON È FACEBOOK”
“Vorremmo evitare – conclude Granata – che la tutela dell’immagine dell’Ente diventi una specie di scudo amministrativo universale, buono per qualsiasi critica sgradita.
Il Comune non è Facebook.
E soprattutto il bilancio comunale non è un portafoglio personale.

Se ci sono illeciti, si proceda.
Se ci sono diffamazioni, si agisca.
Se c’è un danno, lo si dimostri.
Ma se si spendono soldi dei cittadini, allora è doveroso spiegare tutto.
Noi continueremo a leggere gli atti. Loro, eventualmente, potranno continuare a leggere i post.

E chissà che alla fine non scopriamo che il vero scandalo non era quello scritto sui social, ma quello che qualcuno ha dimenticato di scrivere nella delibera.”