Gagini e turismo in Calabria, e fitti in nero

Dopo il grande successo de Lo scalpello della Fede, lo spettacolo sul Gagini realizzato dalla Parrocchia dell’Addolorata, la Pietà torna anche attrattiva turistica, con la visita di 40 viaggiatori di Pasquetta, che, dalla Sicilia, visitano la Calabria. Lele Amoruso li ha portati a Soverato Superiore, e io, che borbotto e protesto e inveisco, però quando la patria chiama, adsum (“sono presente e pronto a combattere”), eccomi a raccontare il tutto. Facessero il dieci per cento i famosi intellettuali di cui la Calabria pullula, riuniti ad Africo con prodotti tipici, e altro che potete immaginare…

La Pietà è stata presentata come si deve presentare un’opera d’arte, con gli aspetti tecnici, estetici, storici… e con il necessario contorno di pie tradizioni e leggende e aneddoti. E già: la cultura funziona solo se viene sottratta al grigiume della cultura ufficiale, pesante e noiosa e politicamente corretta; e spesso con faccia iellatoria.

Apprendiamo così non essere vero che il turista è lo scemo del villaggio della canzonette anni 1960, tutto mare, gabbiani e immaginarie avventure amorose: il turista è un essere umano, e “gli uomini sono per natura portati a conoscere”, afferma Aristotele.

In tutto il resto del mondo, avendolo capito, campano alla grande con il turismo culturale, e spesso avendo metà della metà di quello che abbiamo noi; in Calabria, stiamo ancora arrancando.
Una cosetta che solo in apparenza non c’entra. A Firenze – poi dite il Sud! – la Finanza ha beccato, in pieno centro, 120 alloggi in nero. Pensate un colpo di mano in Calabria, a Soverato…

Gli alloggi in nero sono stati il cancro del turismo. A Soverato, invece di alberghi, sono stati costruiti casermoni destinati esattamente “a li bagnanti”, ovviamente in nerissimo. Ciò comporta gravi conseguenze di natura fiscale; e anche di ordine pubblico, perché il bagnante anonimo può essere un bombarolo dell’ISIS come un agente israeliano alle sue calcagna, entrambi muniti di armi e altri attrezzi del mestiere.

Ma il grave, sotto l’aspetto del turismo, è che l’appartamento in nero ha fatto crollare la qualità della richiesta, riducendola al minimo: un letto (spesso a turno!) e un cucinino. E trionfa il principio, ben noto a tutti tranne che in Calabria, che

IL TURISMO CATTIVO SCACCIA QUELLO BUONO,
e questo è successo in Calabria.

È ora di obbligare i proprietari ad affittare solo tramite agenzia, quindi in bianco, bianchissimo; e rispettando livelli di efficienza e decenza dell’alloggio: esattamente come fossero stanze d’albergo. Come si obbligano? Beh, basta che chi di competenza bussi e chieda la carta d’identità e il contratto…

Ci vorrebbe una politica regionale… e lo so che quando leggete Regione, cari amici, vi viene subito da ridere. E ci rido io prima di voi: ahahahahahahah.

Ulderico Nisticò

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