Gagliato, tornano alla ribalta i due siti archeologici di Gomeno e Sant’Angelo

“Gagliato e le sue rilevanze archeologiche”. È questo il tema dell’incontro-dibattito in programma per giovedì 22 agosto, con inizio alle 18:00, presso la sala consiliare del Comune. Ai lavori, organizzati dall’associazione culturale Ergon, interverranno il soprintendente Sobap delle province di Catanzaro Crotone e Cosenza, Mario Pagano; i funzionari della stessa Soprintendenza Archeologica, Maria Grazia Aisa e Tiziano Latini; le archeologhe AntonellaTucci e Florinda Tortorici. Il convegno sarà aperto dai saluti del sindaco Salvatore Sinopoli e dalla relazione introduttiva del presidente Ergon, Antonio Sangiuliano.

«La storia» – scrive il giornalista Vincenzo Pitaro in uno dei tanti articoli pubblicati negli anni ’80 e ’90 su Gazzetta del Sud – «ha lasciato, in questa zona, tracce indelebili, facili da decifrare, anche se allo stato attuale a farla da padrone è stata (inspiegabilmente) solo l’ignavia, il silenzio più assoluto!».

«Le zone interessate sono le località Gomeno e Sant’Angelo, sottostante al costone de “’U monacu”, nel territorio gagliatese. Lì esisterebbe una città sommersa di epoca greco-romana ancora del tutto inesplorata. L’ipotesi andrebbe ascritta all’accurata ricerca di alcuni archeologi che negli anni si sarebbero dedicati allo studio di questa area attraversata dall’Ancinale, l’antico fiume Cecino descritto da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia e dal quale avrebbe tratto ispirazione finanche Omero. Una zona, dunque, da tempo al centro dell’attenzione, ricca di reperti in terracotta, #bronzo e ceramica corinzia che, anni fa, sarebbero spontaneamente venuti alla luce a seguito di alcuni lavori agricoli eseguiti da parte di privati cittadini piuttosto ignari del valore che potessero avere. Non si hanno notizie precise sui ritrovamenti che, molto probabilmente, sarebbero finiti nuovamente sotto terra durante gli stessi lavori. Si dà per certo, invece, che tale sito, non molto tempo addietro, era già stato segnalato alle autorità competenti per evitare che privati cittadini effettuassero scavi. Nessun’altra presa di posizione, intanto, sembra essersi registrata da parte della Soprintendenza archeologica della Calabria, né da parte del Ministero dei Beni Culturali.

A chi giova tenere nascosta la notizia? E per quale motivo? Di questo passo, di fronte alla totale noncuranza degli organi preposti – lamenta più di qualcuno – molti reperti potrebbero (di nascosto) finire in mano ai tombaroli e, di conseguenza, molti oggetti di notevole interesse archeologico andrebbero dispersi.

«L’archeologo Ermanno Arslam, peraltro diversi anni addietro» – prosegue il giornalista e scrittore Vincenzo Pitaro che si è occupato del caso su varie testate quotidiane e anche su riviste nazionali di archeologia – «si disse convinto che la mitica Skilletion scoperta presso Roccelletta di Borgia non era altro che la prima di una serie di antiche città sovrapposte». E allora? Ci vuole tanto ad avviare una campagna ufficiale di scavi?