L’imputato Stasi, dichiaratosi innocente, è stato condannato a 16 anni di carcere. Non ho letto la sentenza, però, a fiuto, ritengo che 16 anni siano troppi per un innocente, e troppo pochi per un colpevole di omicidio. Si tratta, infatti, di omicidio.
Stasi ha scontato 16 anni, e li ha trascinati con un atteggiamento che a me appare davvero stoico, troppo stoico per non suscitare perplessità. Forse mi sbaglio, ma si è dichiarato innocente senza spiegare tale innocenza se non in modo generico.
Intanto emergono troppi misteri per un paese, tra cui le due strane cugine gemelle, e un suicidio.
Dopo 17 anni, spunta un tale Sempio, finora poco e nulla nominato. E spunta tanto da essere (per ora informalmente) incriminato in luogo di Stasi. Di cosa lo accusano? Di omicidio a seguito di un rifiutato approccio amoroso.
Ed ecco un altro fatto che non mi convince. Vero che il sesso è una zona oscura, e può condurre a conseguenze abnormi per il corpo e per la mente; ma mi pare probabile che un rifiuto scateni una furia omicida come sembra sia avvenuto, con particolare efferatezza e crudeltà.
Però almeno un dato emerge: nel 2026, per la prima volta dal 2007, gli inquirenti, e con loro i giornalisti, pronunziano una parola, la parola MOVENTE, che nessuno aveva mai fatto sentire. E invece per qualsiasi atto umano, e tanto più per un delitto, la primissima domanda che dovevano porre nel 2007 era proprio il movente. Movente, ciò che muove, che spinge a fare qualcosa.
Il movente come si cerca? Intanto, con una conoscenza al massimo accurata della situazione ambientale, a cominciare dalla stessa vittima e dai suoi familiari e amici (ed eventuali nemici). Ebbene sì, quando si fanno indagini, bisogna partire dal concetto che nessuno, e dico nessuno, è innocente a priori; e non esistono innocenze ideologiche e solo perché si tratta di una donna. La storia, e le cronache, sono zeppe di casi in cui un “cittadino al di sopra di ogni sospetto” [ricordate il film del 1970 con Volontè?] si è rivelato autore di reati e crimini e delitti.
Stasi era stato, alternativamente, assolto e condannato, infine dichiarato colpevole, ma sempre quasi sorvolando sul movente, o tirando fuori strani video osceni. Un altro argomento che certo non è encomiabile, però nel 99,9% dei casi (assai diffusi nel web!) non è un reato e non conduce a delitti di sangue.
Però ripeto che Stasi è troppo innocente per essere vero; e anche lui e i suoi avvocati non hanno insistito sul movente, o meglio sull’assenza di movente.
E se, uscendo da casa Poggi e dall’andirivieni di amici e conoscenti, si desse un’occhiatina a tutti gli abitanti di Garlasco nel 2007 e anni seguenti? A tutti, e quando dico tutti, intendo dire tutti.
E se ci fosse un mistero da nascondere? Se così fosse, uno dei modi più comuni di stornare i sospetti è indicare un altro colpevole, un altro qualsiasi colpevole, tanto più se il presunto colpevole, in questo caso Stati, si difende male e quasi impacciato. E se il silenzio di Stasi, che a me, ripeto, pare poco logico, fosse troppo silenzio? Ovvero, come si dice, “meglio un cattivo processo che un ottimo funerale”.
Ora scrivo una cosa a proposito della quale siete tutti pregati di non fraintendermi. C’è un “profondo Nord” con i suoi casi oscuri, e che si fa tutto perché restino oscuri. Vi ricordate il caso di Yara Gambirasio? Si disse, ma a mezza bocca, che nello stesso luogo isolato in cui venne trovato il corpo della povera ragazza, erano stati scoperti altri cadaveri: si sussurrò, poi niente indagini.
E si sentono notizie frequenti di fatti del genere, non nelle grandi città, ma nei piccoli centri lombardi e veneti, dove pare tutto sia bello e chiaro e funzionante, però ci sono angoli bui di ogni genere, inclusi giri di sesso e persino di satanismo.
E se dunque fra Stasi e Sempio spuntassero un Pinco o un Pallino di qualsiasi età e sesso e condizione sociale; e se Pallino e Pinco, o Tizio o Sempronio o Mevio, fossero persone da coprire? E se il suicidio dell’amico non fosse esattamente tale?
Riassunto: le indagini si devono espletare – e qui è il caso di scopiazzare la ben nota frase fatta – a trecentosessanta gradi, meglio se a settecentoventi, e senza risparmiare nessunissimo.
Staremo a vedere?
Ulderico Nisticò