Ho resistito a lungo alla tentazione, infine ho ceduto. E già, dopo il continuo bombardamento di dna, fotografie, provette più o meno scadute, giudici sospetti, imputati e condannati, ridda di avvocati…
Tranquilli, non vi parlerò di cose che non so, e che, secondo me, non sanno molto nemmeno gli altri, competenti inclusi; e lascio a chi del mestiere le indagini.
Il mio modestissimo avviso è che, fin dall’inizio, sedici e più anni fa, le indagini si sono appuntate su chi avrebbe, o ha, compiuto il delitto; mentre, sempre secondo me, bisognava cominciare con il perché, con la causa del delitto.
Un argomento, la causa, su cui mi pare sorvolino tutti, anche le ore e ore di tv. Un delitto deve avere una causa, una motivazione, una finalità: o, come diremmo noi dotti, un cui prodest.
In alternativa, può essere un delitto di follia e di violenza o sessuale o (abbiamo sentito in questi giorni) “per noia”. Ebbene, non ci dice nessuno quale sarebbe la causa per cui X, oppure Y, oppure qualcun altro avrebbero ucciso. O se l’uccisione è stata preterintenzionale, oppure intenzionale, oppure freddamente voluta; e se voluta, da chi, a vantaggio di chi.
Tutta l’umana pietà per la povera Chiara; però delle indagini serie dovevano cominciare da lei, e, come dicono sempre i corrispondenti locali, “a trecentosessanta gradi”, niente escluso.
E qui ci vuole una citazione, questa volta non greca o latina, e invece dai Miserabili. Jean Valjan, sotto mentite spoglie di onesto borghese, viene rapito dai Tenardier, e (coincidenze dei romanzoni ottocenteschi!) salvato da Mario e liberato da Javert, il suo arcinemico.
Vistolo, Jean scappa a gambe levate per non finire un’altra volta in galera. Javert dunque non lo ha potuto riconoscere, però, da bravo poliziotto dal fiuto canino, commenta così: “Bisogna sempre iniziare con l’arrestare il rapito”.
Torniamo a Garlasco. Nella pioggia di notizie, ogni tanto, in verità molto raramente, qualcuno ha sussurrato qualcosa circa il contesto, gli ambienti del paese, anche situazioni oscure e arcane e demoniache… Chiacchiere? Forse, però dovevano, e dovrebbero essere oggetto d’indagine. E le indagini si fanno con una PRESUNZIONE DI COLPEVOLEZZA di tutti, anche di quelli che uno manco s’immagina.
Esempio: c’è invece chi parla pochissimo. Come mai? Boh! ma qui ci sta una vecchia cinica frase: “Meglio un cattivo processo che un ottimo funerale”.
Riassunto: la prossima megatrasmissione tv, e magari anche la prossima udienza in tribunale, io vorrei sentir parlare del perché è avvenuto il delitto; è dal perché che poi si capisce meglio chi è stato. E magari se chi è stato è il colpevole principale, o ce ne sono altri più principali di lui.
Ulderico Nisticò