Gianpaolo Pansa e il revisionismo storico

Vorrei suggerire un bel lavoro a un giovanotto, o fanciulla, che voglia elaborare (non copiando: ahahahahah) una tesi di laurea: lo studio delle pubblicazioni sulla Seconda guerra mondiale che uscirono subito dopo il 1945 e almeno fino agli anni 1970-80. Le case degli Italiani ne erano piene, anche se temo molte siano finite al macero per mano di eredi ignoranti o indifferenti.

Le pubblicazioni in parola erano in larghissima maggioranza di ispirazione neofascista. Tra gli argomenti: le operazioni militari, gli errori, i veri o presunti tradimenti; ed è sterminata la pubblicistica sulla morte di Mussolini. Alcune di queste, come quelle di Pettinato e Pisanò, erano dedicate alla Repubblica Sociale, e agli ultimissimi giorni di guerra e dopoguerra. Da parte fascista si parlò di 300.000 assassinati, una cifra palesemente esagerata, ma che suscitava discussioni; e qualcuno, di parte avversa, documentò le uccisioni…

Perché la cultura ufficiale si accorgesse del caso, occorsero i lavori di Gianpaolo Pansa, cui va il riconoscimento di onestà intellettuale.

Quello che manca, e forse è tardi per provarci, è una narrazione storicamente attendibile dei fatti accaduti nell’Italia Settentrionale tra aprile e maggio del 1945; e non mi riferisco alle orrende cronache di vendette e di morti, ma ad alcune domande che restano senza risposta:

– Quanti e quali erano i partigiani, che l’ANPI dell’immediato dopoguerra dichiara 80.000; essendo scarsamente credibile che nel numero vantato in seguito possa entrare, come poi entrò, Oscar Luigi Scalfaro il quale fino ad aprile faceva il giudice della Repubblica Sociale.
– Quanti e quali di loro ebbero spazio politico negli anni seguenti, essendo evidente che non furono molti.
– E che ne fu dei fascisti della Repubblica Sociale: 800.000 armati secondo Pisanò; e tutto l’apparato civile dello Stato, che continuò a funzionare anche con rigore finanziario.
– Qui dovrei dire una cosa, ma non la dico, o pare brutto per il Meridione!
– Quanti fascisti vennero davvero uccisi negli ultimi giorni di guerra e nei giorni seguenti.
– E che accadde a quelli non uccisi, e che, anche a seguito dell’amnistia Togliatti, dopo un poco tornarono nella vita civile, e furono deputati e senatori: curioso che molto raramente sindaci; e, se mai, in liste civiche.
– Altri occuparono spazi in ogni campo, anche culturale: Albertazzi, W. Chiari, E. Vianello…
– Altri cambiarono casacca. Quelli intellettuali, divennero comunisti; i più, democristiani.
– Altri… e qui dovremmo scrivere romanzi gialli e di servizi segreti.

Onore comunque a Gianpaolo Pansa per il suo coraggio, e speriamo qualcuno ne continui il lavoro.

Ulderico Nisticò