Gino Vescio, Rsu della Uil, interviene nella polemica sulla valutazione dei docenti

Scuola_banchiCon l’ entrata in vigore della Buona scuola si è accesa la polemica sulla valutazione dei docenti, che a partire da quest’ anno coinvolgerà un organismo formato da preside, professori, studenti e genitori. Il sistema ideato dal governo per introdurre la meritocrazia nella categoria docente non è condiviso, però, dai sindacati, che continuano a protestare.
“In sostanza- afferma Uil- si continua ad eludere il fatto che la valutazione, in materia didattica, richiede competenze professionali e tecniche specifiche”.
La macchina scolastica è partita a pieno ritmo, ma già si registrano nei collegi docenti i primi intoppi, dovuti alla mancanza di circolari ministeriali su molti aspetti attuativi della riforma scolastica. Uno fra tutti, la nomina del Comitato di valutazione del servizio dei docenti che, per effetto della legge 107 del 2015, ha modificato funzione e composizione, e da quest’ anno si chiamerà “Comitato di valutazione dei docenti”.
Non si sa ancora, però, come il riformato organo collegiale sarà nominato e come funzionerà all’interno delle istituzioni scolastiche, perché nel novellato ci sono dei vuoti procedurali. C’è chi ritiene, ad esempio, che due grandi assenti nella nuova mise dell’ art 11, siano “trasparenza” e “imparzialità”.
Il comitato di valutazione, oltre ad esprime il proprio parere sul superamento del periodo di prova del personale docente, entrerà nello spinoso campo della valorizzazione professionale. E’ bene chiarire, tuttavia, che il Comitato non valorizzerà i docenti meritevoli, prerogativa che spetterà unicamente al dirigente scolastico, bensì dovrà limitarsi a indicare dei criteri di individuazione. In altre parole, non esprimerà alcun parere e non sarà interpellato dal dirigente scolastico.
E anche su questo punto i sindacati intravedono una stortura, nel senso che la “buona scuola” attribuisce al comitato di valutazione il delicato compito di formulare delle regole per il riconoscimento del merito, ma poi gli toglie qualunque potere di garantire che quelle regole siano applicate in modo corretto. Tale garanzia è rimessa unicamente alla discrezione del dirigente.
La Uil è molto critica sul ruolo del Comitato. “Si assiste al rovesciamento anche di quest’ultimo caposaldo- commenta Gino Vescio, Rsu Uil- Per valutare gli insegnanti ed assegnare loro la quota affidata al dirigente (200 milioni complessivi a livello nazionale, circa 1/3 dell’attuale fondo di istituto) si prevede la costituzione di un comitato formato dal dirigente, due insegnanti, due genitori e uno studente alle superiori. Avremo così insegnanti in balia degli umori, dei giudizi, della valutazione dei genitori e addirittura dei loro studenti. Insomma, la scuola al contrario. In nessun paese europeo gli studenti intervengono sugli stipendi dei loro professori”.
Resta il dubbio su come verranno individuati i docenti membri del Comitato di valutazione, in quanto la legge non parla più di “elezione”, ma di “scelta”. A tal proposito molti dubbi serpeggiano in questi giorni nelle scuole. I docenti devono proporre la propria candidatura? Quali requisiti deve avere un insegnante per far parte del Comitato, a parte l’ auspicabile senso di imparzialità e indipendenza dalle idee del capo? Come sarà “scelto” il membro docente dal Consiglio d’ Istituto? Come saranno scelti i rappresentanti dei genitori e degli studenti? Quale specifica funzione avrà il membro esterno individuato dall’ufficio scolastico regionale?
Quella del merito è una nota dolente, spesso osteggiata da professori e sindacati, contrari non tanto all’ introduzione della meritocrazia nella scuola, quanto alla sua difficoltà di attuazione, data la complessità della professione docente. Oggi, il riconoscimento del valore professionale si traduce in un bonus che sarà assegnato dal preside ai docenti meritevoli.
Un aspetto che va ad incrociarsi con un’ altra novità, cioè la valutazione dei dirigenti scolastici, contemplata dal comma 93 della legge 107.
“I punti interrogativi ancora pendenti sul nuovo organo collegiale – afferma un docente- non sono certo un buon punto di partenza. La speranza è che in corso d’ opera il Miur darà indicazioni più precise al riguardo. E’ necessario che noi docenti ci chiariamo bene le idee per poter utilizzare il nuovo organismo in modo consapevole”.

Antonella Mongiardo

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