Giornata del ricordo


 Onore ai nostri Caduti e alle vittime italiane dell’odio straniero. Ma se Giornata del ricordo dev’essere, a distanza di otto decenni, ebbene, ricordiamo, e, sentendo rievocazioni vaghe, con esattezza.

Nel 1918, l’Italia, vincitrice della guerra ma legata all’assurdo Patto di Londra del 1915, occupò Venezia Giulia, Istria, Dalmazia ma non Fiume; mentre si dissolvevano l’Impero d’Austria e il Regno d’Ungheria, e interessi francoinglesi e intervento americano, nel silenzio dell’Italia, creavano un improvvisato Regno di Iugoslavia.

Nel disordine dilagante in Italia tra 1918 e ’22, Giolitti cedette alla Iugoslavia la Dalmazia tenendo solo Zara; d’Annunzio occupò Fiume, che, dopo un insensato momento di Città libera, nel 1924 sarà annessa all’Italia.

Da allora furono tranquilli i rapporti tra Italia e Iugoslavia. Nel 1930 questa finì sotto la “dittatura della monarchia”, con prevalenza serba sulle altre innumerevoli e contrastanti etnie. Nel 1939 l’Italia si annetté l’Albania, da cui l’anno dopo attaccò la Grecia.

La Iugoslavia, prima vicina all’Asse, sembrò accostarsi alla Gran Bretagna. Temendo un attacco, Germania e Italia nel marzo del 1941 decisero di occupare la Iugoslavia. L’esercito venne facilmente battuto, ma si scatenarono tutte le tensioni accumulatesi tra etnie e ideologie: Croati fascisti (ustascia), Serbi monarchici (cetnici), Bosniaci musulmani, e i partigiani comunisti di Tito.

Per farsi un’idea di quanto accadde negli anni 1940 in quelle terre… basta ricordare quanto accadde sotto i nostri occhi e in diretta tv dopo 1991, con i sanguinosi massacri tra popolazioni della crollata Iugoslavia; e nella più ovina indifferenza dell’Europa. Sorvolo sulla guerra del 1999, e torniamo al 1941-3.

L’Italia si annesse direttamente la Provincia di Lubiana e buona parte della Dalmazia; e annesse vasti territori all’Albania; mentre la Croazia proclamava suo re Aimone di Savoia, il quale tuttavia non mise mai piede in questo suo inopinato dominio. Avvennero dure repressioni anche da parte italiana.

L’8 settembre 1943 le truppe italiane nei Balcani, colte di sorpresa dalla fuga di Badoglio e re, vennero attaccate dalla Germania, e da titini e altri, tra cui gli stessi Croati. Tito, alla testa di truppe organizzate, eliminò i monarchici e gli ustascia, e iniziò la pulizia etnica nel confronti degli Italiani: moltissimi, non si saprà mai quanti, vennero orrendamente assassinati e “infoibati”. Pur comunista, Tito si tenne lontano da Stalin, e questo bastò perché gli USA gli lasciassero mano libera.

Accaddero fatti confusi, tra il crollo delle truppe tedesche e della RSI e il trattato di pace, diciamo più esattamente di resa, del 1947, che l’Italia di de Gasperi venne chiamata a firmare senza alcuna discussione, e firmò in silenzio.

Cedette Venezia Giulia e Istria e Zara, mentre Triste divenne un incomprensibile Territorio Libero, tornando alla Patria nel 1954. E qui faccio ricordo di Francesco Paglia (Catanzaro gli ha dedicato una nota via), assassinato dalla polizia inglese.

Centinaia di migliaia avevano lasciato da profughi le terre adriatiche. Non vennero bene accolti, e quasi con fastidio. Mantennero il ricordo dell’Italia adriatica, e noi citiamo Alida Valli, Nino Benvenuti, lo stilista Missoni, il giornalista Nutrizio… Onore agli Italiani e all’italianità dell’Adriatico Orientale.

Oggi l’Italia ha buoni rapporti con Croazia e Slovenia; molto stretti con Albania e Montenegro; ha recuperato di fatto l’isola di Saseno persa nel 1947; tiene a vario titolo truppe nei Balcani.

Ulderico Nisticò