Giustizia a dadi e psicopolizia

I poeti ellenistici immaginavano il dio Eros mentre, tirando i dadi, decide degli amori degli uomini e delle donne: simpatica scenetta, brillante; ma oggi abbiamo l’impressione che a dadi giochi la dea Diche, la Giustizia; e che la sorte di chi c’incappa dipenda dagli umori, e, peggio, dalle ideologie dei magistrati.

Qualche mese fa una nave di ong ha detto, seriamente, che preferiva sbarcare a Siracusa e non a Catania (o viceversa? Ma non cambia niente), perché un procuratore era immigrazionista e l’altro no. Non scherzo! Ecco un bell’esempio di lancio dei dadi.

La Corte costituzionale, con arzigogoli e cavilli, respinge un referendum per il maggioritario. Attenzione, non entra nel merito, solo gioca con i codicilli. E che vuole? Vuole che resti il sistema elettorale proporzionale, partitocratico. Del resto, la Corte è eletta con lottizzazione; e ne fanno parte degli espliciti politicanti. Tra questi, Giuliano Amato, già presidente del Consiglio; già vicesegretario del PSI. A proposito, se Craxi, segretario, era ladro, com’è che era onesto il suo vice? E se onesto, era tonto e cieco, e non si accorse di nulla? C’erano dadi anche vent’anni fa.

Carola sperona una nave militare e viene assolta, anzi promossa a salvatrice di vite. Non si sa perché le vite potessero essere salvate solo a Lampedusa e non in Tunisia, Spagna, Francia, Malta… ma si vede che la Corte di Cassazione non è molto forte in geografia.

La questione Salvini, Gregoretti, Casellati, Zingaretti, Di Maio è così umoristica che richiede una satira a parte: vogliono “condannare” Salvini, ma solo dopo il 26, se no stravince le regionali in Emilia Romagna. NOTA: Della Calabria non gliene frega niente a nessuno, a cominciare dai quattro + 300.

Reato di odio sui social, propone un Sardino, e non in mezzo a una piazza, ma incontrando il presidente del Consiglio in carica: a che titolo, non si sa. Sarei curioso di conoscere la proposta, e in che termini giuridici verrà formulata, e con che parole precise.

Ovvero, se io, commentando i fatti di un presunto reo di odiosi (ops, mi è scappato) reati tipo corruzione in tribunale o tradimento della patria in guerra o pedofilia, lo chiamo:

1. Presunto reo;
2. Presunto illegale;
3. Presunto delinquente;
4. Presunto criminale;
5. Presunto mascalzone;
6. Presunta canaglia;
7. Presunto vomito umano…

…quale di queste sette affermazioni si configura come odio? Secondo me, nessuna, perché un uomo rifiuto di porcile come quello sopra immaginato non può essere odiato, non se lo merita. L’odio è quello per cui Achille uccide Ettore: ragazzi, non vorrete mica fare paragoni? Se no, ditemi voi, dov’è, nelle mie sette affermazioni, l’odio: 1? 2? 3? 4? 5? 6? 7? Non c’è, perché io chiamo sì reo e vomito quel Tale, ma premetto presunto, e quindi sono giuridicamente corretto.

È solo un esempio di come sia impossibile formulare un articolo di legge contro un sentimento. Per esempio, Catullo, per aver scritto “odi et amo”, verrebbe condannato perché odia, però assolto, anzi iscritto alle sardine perché ama.
E chi la scrive, questa nuova legge? Il famoso giurista Sardo con il sostegno di Sardina? Quale giurisperito si presterà a tale buffa aberrazione, che rende obbligatorio il sentimento meno obbligatorio che ci sia nella storia umana, anzi volatile: l’amore!
E ci sarà una psicopolizia come in 1984 di Orwell? E io andrò in galera per sessismo se lodo l’Afrodite Anadiomene, e figuratevi la Callipigia? E per incitazione alla violenza, se spiego l’Iliade? E per discriminazione, se dico che, per Dante, i peccatori vanno all’Inferno e non in Paradiso? Non oso pensare cosa mi accadrebbe, se recitassi il Pascoli: “tu biondo, ei nero: nero sì, ma bello”, versione bellicista di “nigra sum, sed formosa”, più terra terra, “una ragazza mora, ma carina”.

Ma se Sardesco convince Conte e passa la legge, si troverà certo un giudice che, o per scarsa conoscenza della filosofia del diritto o per infantili entusiasmi o per ottenere un titolo sul giornale che lo sollevi dalla sua grigia vita, mi manderà un avviso di garanzia.

Pazienza, farò come la querela di Raffaele Mancini, da cui venni al volo prosciolto su richiesta, con faccia schifata, del PM di turno quando lesse le fesseria scritta contro di me dal glorioso giurista manciniano. Sapete chi era, il PM? De Magistris! Ahahahahahahahahah.

Aspetto una querela della Sarda. A proposito: preciso che Sarda, Sardina, Sardino e parole simili sono, in questo mio pezzo, parole riferite esclusivamente ad abitanti di Cagliari, Sassari eccetera. Che avevate capito? Ahahahahahahahahah. Mollis lex, ragazzi, sex lex.

Ulderico Nisticò