Giusy Fasano, giornalista calabrese corrispondente dalla guerra in Ucraina

L’Università delle Generazioni dal 30 aprile 1989 realizza (a volte anche simbolicamente) “L’Antifesta del Lavoro” proprio nel giorno che precede il Primo Maggio, giornata dei lavoratori. L’antifesta è una manifestazione dedicata a chi non ha lavoro. Tra questi molti sono giovani e, in particolare, donne. Ormai la società italiana si è assuefatta alla disoccupazione; così tanto assuefatta da non spendere più (al di là delle consuete liturgie) una sola vera parola o azione per cercare di risolvere il problema di chi non ha la dignità civile di un’occupazione utile per sé e per la società tutta. Così come ormai siamo assuefatti, quasi fatalisticamente, alla conta di quanti morti e di quanti infortuni ci sono ogni giorno nei luoghi di lavoro, senza cercare di far cessare o almeno arginare il tristissimo fenomeno.

Giusi Fasano, giornalista del Corriere della Sera, si è soffermata a fare la conta delle vittime nel libro “Ogni giorno 3” (Rizzoli, aprile 2022) … perché quotidianamente, purtroppo, sono così tanti i morti sul lavoro in Italia, mentre gli infortuni (più o meno gravi) accadono uno ogni 50 secondi. Cifre indegne di per sé e ancora più indegne per una nazione come l’Italia che si considera civile ed avanzata persino nel diritto e nella democrazia. Non è assolutamente tollerabile che nel nostro Paese perdano la vita più di 1200 lavoratori ogni anno. A spiegare tale “guerra civile italiana” si può ascoltare la stessa voce della Fasano al seguente link https://play.rtl.it/ospiti/1/giusi-fasano-le-morti-bianche-martedi-19-aprile-2022/.

Nel suo libro l’Autrice ha affrontato, in 21 emblematiche storie, le morti sul lavoro anche dalla parte dei familiari, dei colleghi e degli amici di chi non c’è più. Il dolore, la desolazione e tutte le drammatiche conseguenze provocate da una simile gravissima perdita. Così come adesso, con le sue corrispondenze dall’Ucraina, come inviata di guerra, si sofferma sul dolore e sulle distruzioni che provoca questo assurdo conflitto, nel cuore dell’Europa e nel 21mo secolo che, alla prova dei fatti, non ha ancora capito le tragiche lezioni della storia dopo ben due grandi e sconvolgenti guerre mondiali delle quali ci si lecca ancora le gravi ferite. Questo è un libro contro l’indifferenza sul tema dei morti sul lavoro. Contro il rischio che di 3 morti al giorno si finisca per non ricordarne nessuno mai. Un oltraggio che un Paese civile non può più consentire.

Come donna e giornalista Giusi Fasano (nata nel 1964 in Sant’Agata d’Esaro, in provincia di Cosenza) è particolarmente impegnata nel sociale e sta sempre dalla parte di chi soffre per prepotenze altrui. Cerca di porsi, anche filosoficamente, il perché avvengono le aggressioni, come quelle contro le donne, specie nei tentativi di femminicidio (vedasi il libro “Io ci sono” – Rizzoli 2015 – sulla storia di Lucia Annibali, sfregiata dal suo ex il 16 aprile 2013). Recentemente si è occupata pure delle Calabrotte, ovvero delle donne del Sud, in particolare calabresi, che negli anni 60-70 hanno sposato contadini e operai delle Langhe piemontesi contribuendo a rivitalizzare questa zona sia demograficamente che economicamente tanto da contribuire farla diventare una delle migliori espressioni enogastronomiche del “Made in Italy” nel mondo.