Gli anni di piombo

Questo Cesare Battisti (purtroppo omonimo di un eroe della Patria) sarebbe solo un rottame degli anni di piombo 1970-80, se non fosse balzato alla notorietà per l’assurda protezione concessagli dalla Francia e dal Brasile: il Brasile di prima, ovvio!

Forse Battisti era solo un delinquente con pretesti politici. Ma in quegli anni furono colpiti tanti innocenti, con la scusa della politica, o davvero per motivazione politica o similpolitica.
Chi ha fatto il Sessantotto sa come iniziò, e non dal Sessantotto ma dal suo fallimento. I sessantottini, infatti, ci possiamo dividere in questi esiti della nostra vicenda giovanile (io avevo 18 anni):

– chi si tenne alla larga dal Sessantotto, tipo D’Alema, fece carriera nel sistema;
– chi visse recitando bene la parte dell’ex sessantottino, ci campò sopra come Capanna;
– chi voltò più volte gabbana si è sistemato come Ferrara e Mughini;
– e ci fu chi ha pagato di persona, come Sofri;
– e chi ha archiviato quell’esperienza, entrando nella vita;
– e chi invece attraversò strane vicende, non senza misteriose ma evidenti intromissioni di servizi segreti esteri e nazionali.

Mi spiego meglio. Quelli che uccisero Moro, sicuramente hanno detenuto e ucciso Moro; molto meno sicuramente lo hanno catturato con un’azione di fuoco che non è cosa da verbosi e teorici intellettuali; tanto meno seppero per quale motivo dovesse morire Aldo Moro invece di un altro qualsiasi.
Lo stesso per quelli che passarono da un gruppo all’altro, di varia ideologia, anche trasversale.

Moro e pochi altri, infatti, erano persone note; ma vennero colpiti operai, medici delle carceri, giornalisti, insomma persone poco o nulla politicizzate; tanto per disseminare il terrore. In realtà venne disseminato il consenso al sistema: la gente pensò che erano meno peggio i politicanti ladri della Prima repubblica, che finire sotto le pistole dei terroristi; per non dire delle bombe.

Ma tutti quelli rimasti lucidi, ci chiedevamo come fosse possibile che bande di assassini se ne restassero indisturbati, affittassero appartamenti, pagassero le bollette della luce… e nessuno, né polizia né carabinieri né magistratura, facesse un’intercettazione telefonica, un pedinamento…
Poi rapirono il generale americano Dozier, e, guarda caso, in una settimana tutti i terroristi d’Italia finirono in galera. Cucù.

Non lo sapremo mai, o, quando lo si saprà, non interesserà a nessuno: ma se è vero che il Sessantotto ci fu; se è vero che il terrorismo ci fu; è misteriosamente vero non sarebbe stato possibile che i terroristi di ogni genere facessero il loro comodo, se non avessero goduto – sapendolo o no – di qualche strana presenza, di qualche manina pendula.

Per dare il buon esempio della correttezza storiografia, vi rivelo – a mezzo secolo data – che nel pisano bar M., unico covo sessantottino fascista, bazzicavano gli emissari dei colonnelli greci; e che gli scontri dell’ottobre 1969 – quorum pars fui, come di altri – erano pilotati dal PCI, qualmente appresi personalmente fingendomi compagno e telefonando per ricevere ordini. Ahahah!

Vi meravigliate che Mitterand prima e Lula poi abbiano protetto le berze a Cesare Battisti? A parte gli intellettuali che, pur di comparire sui giornali, “firmerebbero” la condanna della nonna.
Riassumendo: gli anni di piombo furono un’esplosione di spontaneismo, di cui però approfittarono tanti che spontanei non erano, anzi perseguivano ben precise finalità.

Tornando al Battisti, i bombaroli e violenti si dividevano in tre categorie:

1. Fanatici generici tipo quei disgraziati islamici che si fanno saltare in aria per Allah;
2. Agenti di qualcuno mascherati da rivoluzionari;
3. Delinquenti come Battisti, e ladri.

Quanto all’assassino Battista, che finisca in galera senza buonismi e perdonismi e garantismi pelosi.

Ulderico Nisticò

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