Gli storici futuri

È difficile che, nel 2022, ci siano storici che sposino con faziosità i diritti di Carlo d’Asburgo contro quelli di Filippo di Borbone ai troni delle Spagne: dall’anno 1700, infatti, sono passati tre e rotti secoli. Così, tra duecento anni, uno storiografo serio che racconti i fatti degli ultimi cento anni 1922-2022, sarà finalmente libero da simpatie e antipatie (e timori di legge!!!), e racconterà “sine ira et studio, quorum causas procul habeo” il fascismo e il comunismo.

 Scriverà: i fascismi caddero per la sconfitta nella II guerra mondiale (aprile, maggio 1945); e il comunismo sovietico svanì per implosione nel 1989, salvo un curioso comunismo ipercapitalista in Cina: praticamente il confucianesimo imperiale. Se proprio vorrà essere precisino, lo storico futuro scriverà anche che in Italia, a onta di severissimi divieti legali, rimasero diversi movimenti neofascisti, uno dei quali, il Movimento Sociale, nel 1994 ottenne cinque milioni e mezzo di voti, prima di suicidarsi (o essere suicidato?) a Fiuggi. Scriverà che il comunismo, per quanto sparito dall’Europa, conservò una strana aura di rispetto e quasi venerazione: ma si tratta di un teorico e retorico cattocomunismo letterario, che non è né comunismo né cattolicesimo, ma roba da radical chic.

 A questo punto, lo storico futuro dovrà concludere che, caduti fascismo e comunismo, trionfò il liberalesmo. E lo scrisse, infatti, nel 1990, un certo Fukuyama, cianciando addirittura di fine della storia e altre favolette amerikaneggianti.

 E invece di liberalismo – grazie a Dio – non si vede manco l’ombra; anzi siamo nel peggio del peggio della socialdemocrazia statalista, anche se si chiama Europa, e prigionieri di una burocrazia inutile, inetta, asfissiante e da misurazione della curva delle zucchine.

 Il liberalismo dovrebbe essere, infatti, lo Stato minimo e la piena libertà dell’economia. Come l’Inghilterra del XVIII secolo, con i ricchissimi e i poverissimi; grazie a Dio non è così.

 Vero, ma in che mondo siamo, nel XXI secolo? Non è un mondo fascista, non è un mondo comunista, ma nemmeno è un mondo liberale: quest’ultima cosa, grazie a Dio.

 Ci manca una filosofia, e, peggio del peggio del peggio, scienza e tecnologia sono lasciate fare e disfare a briglie sciolte senza controllo e vanno  velocità pazzesca senza una meta. E, dovunque, la classe dirigente e quella intellettuale sono men che mediocri.

 Scriverà questo, uno storiografo del 2222? Temo di sì.

Ulderico Nisticò