Gli strani incidenti d’Estate

Una rubrica nel trattare il “Benessere” ha il compito di raccontare cosa accade intorno a noi per evitare rischi alla nostra salute. Raccontare, ad esempio, della settimana intorno al ferragosto. La più temuta dal Pronto Soccorso, sommerso in quei giorni da pazienti colpiti da strani incidenti, che attendono le cure mentre i loro cari stanno lì nel corridoio a raccontare la dinamica di fatti quasi impossibili.

L’anno scorso mi ero ripromesso di prender nota di quanto accade in estate, deciso a risolvere il dilemma del perchè tutto ciò succeda. Così questo anno ho registrato, ho osservato, preso appunti e alla fine sono riuscito a distinguere per grosse linee le tipologie di persone coinvolte in questo bailamme di incidenti, divisi rigorosamente per gruppi.

Il primo gruppo, più numeroso, è composte dalle persone che non riescono a “capire il sole”.

Come la signora di Trento che, manco fosse inglese, se ne è stata al sole per otto ore filate a friggersi per guadagnare una ustione di terzo grado e concludere poi che il sole di Trento non è certo quello di Calabria.

Oppure, la ragazza di Roma che, dopo una insolazione, ha pensato che il mal di testa improvviso fosse dovuto al the freddo sorseggiato in quel momento al bar del lido.

Anche se – devo confessare – la mia preferita rimane la ragazza che la sera si veste come se al posto della luna tra le stelle ci fossero ancora il sole ed una temperatura intorno ai 40 gradi, mentre in queste sere ha fatto un certo freddino, così la mattina la ritrovo piegata con una lombosciatalgia e lei che mi guarda chiedendomi il perchè.

Il secondo gruppo è quello dei “distratti”.

Ancora sento le urla del ragazzo che si è “stirato” col ferro da stiro la spalla mentre provava a stirare le pieghe di una camicia sul tavolo. Gli ho chiesto almeno dieci volte di raccontarmi la dinamica dell’incidente ed ogni volta mi sembrava impossibile, eppure è accaduto.

Merita una nomina anche la signora che si è slogata la caviglia cadendo sulle strisce pedonali, da sola, senza spinte, sull’unica strada piatta e senza buche che esista in Calabria. Come diavolo abbia fatto nessuno lo sa eppure anche questo è successo.

Aggiungiamoci infine la coppia – marito e moglie – entrambi infortunati a mare e quasi nello stesso momento. Lui si ferisce con la piega dell’ombrellone alla testa e lei per soccorrerlo inciampa su uno scoglio sporgente sulla spiaggia e si rompe due dita del piede. Se qualcuno offre servigi contro le fatture sarà il caso mi lasci un numero da girare alla coppia distratta.

Il terzo gruppo comprende gli “irritati”.

Sono quelli che hanno appena scoperto di non essere gli unici ad andare in vacanza in estate. Si stupiscono delle fila di automobili in strada, di quante persone si trovino alla cassa di un supermercato e in gelateria, o peggio di quanti abbiano avuto l’idea di andare a mangiarsi una salsiccia in qualche sagra. Sono sempre sudati e con lo sguardo torvo, aspettano ogni tua mossa falsa per potersi lamentare e dire che tutto qui è uno schifo, tralasciando che hanno messo la macchina in seconda fila bloccando il traffico in direzione nord-sud per tutta la Statale 106. Ben presto, lo stupore si trasforma in irritazione e maleducazione, che colpiscono il primo malcapitato ed infine se stessi.

Mettono sotto il bambino che voleva passare sulle strisce pedonali proprio mentre stanno sfrecciando con la macchina lucidata all’autolavaggio dopo due ore di fila. Sbraitano contro il turista tedesco che chiede informazioni sul peperoncino e sono pronti ad alzare le mani alla commessa che presta loro attenzioni più del dovuto. Alla fine hanno un malore dovuto alla massima della pressione a 190, ma credono sia il caso di ridurre la dose di farmaco perchè in estate col caldo, si sa, la pressione si abbassa.

In ultimo, ma forse anche il più pericoloso, è il gruppo di “conforto”.

Sono quelli che finalmente, grazie alla bella stagione, possono sedersi alla panchina sul lungomare e chiacchierare delle proprie malattie col primo che capita. Si scambiano informazioni, chiedono quante pasticche prende l’altro e di che tipo, se conoscono un rimedio miracoloso per la loro malattia perchè il medico dopo essere andati 152 volte in un mese non ha tanta voglia – chissà perchè – di ascoltarli. Una volta ricevute le informazioni giuste, le rielaborano, le fanno proprie e sono pronte a modificare le terapie in atto, a stravolgerle, a cambiarle a favore del farmaco più adatto perchè più costoso. Salvo, qualche giorno dopo, andare alla Guardia Medica, visto che il Pronto soccorso è intasato, per avere delucidazioni su quel che è successo. Omettendo di aver cambiato autonomamente le proprie terapie, ma raccontando con gusto e piacere che forse il malore è dovuto alla troppa anguria mangiata.

Adesso, individuati i protagonisti in negativo della nostra estate e i loro atteggiamenti, possiamo provare ad individuare cosa hanno in comune.

Generalizzando, ma non tanto, direi che la mancanza di sonno sia la causa di tutti i nostri incidenti estivi. Quel sonno tanto amato da Homer, la cui mancanza causa distrazioni, alterazione dell’umore e scarsa lucidità nel capire cosa ci accade intorno e su di noi.

Non dormiamo e badiamo poco agli stress a cui sottoponiamo l’organismo, come le troppe ore di sole il giorno e la bassa temperatura in certe sere.

Non dormiamo e distratti compiamo azioni pericolose per noi e gli altri, come guidare a zigzag, tipo all’inizio del Gran Premio di Formula Uno per scaldare le gomme, o fare quelle pratiche domestiche che d’estate diventano a rischio, mentre d’inverno sono banali, anche perchè – diciamolo – la camicia va sotto il maglione e non la stiriamo, evitando così possibili bruciature.

Non dormiamo e il nostro umore diventa ballerino, pronti a reagire a qualunque apparente mancanza di rispetto da parte del vicino. Perfino gli uomini, che d’inverno si fermano per non disturbare il lombrico che attraversa la strada, si trasformano in esseri reattivi e pericolosi. Alla fine vaghiamo per le strade con gli occhi cerchiati e disposti a fare e farci male, senza alcun motivo sempre che ce ne sia uno valido.

Dormire, dormire ed ancora dormire è quindi il miglior consiglio che una rubrica di benessere possa offrire per l’estate.

Perchè dormendo, anche di giorno chi può, potremmo evitare tutte quelle circostanze che portano il rischio nella nostra vita e soprattutto non incontreremmo quelle facce da zombie che un po’ rovinano la vista del lungomare.

Filippo Apostoliti

P.s

Che c’entrano i vecchietti del gruppo di conforto in tutto questo? Beh, se dormissero di più avrebbero meno tempo per andare alla panchina, evitando quegli incontri pericolosi con i consiglieri del farmaco appena arrivato sul mercato; non credete?