Il boss di Fuorigrotta, Vitale Troncone, intercettato in cella mentre guardava il magistrato in TV, è stato trasferito in regime di massimo isolamento. Gratteri: «Ho rinunciato alla mia libertà per le indagini».
NAPOLI – «Ti sparo in faccia». Una frase secca, violenta, pronunciata con il livore di chi si sente braccato dallo Stato. A pronunciarla, rivolgendosi allo schermo di un televisore che trasmetteva un’immagine di Nicola Gratteri, non è stato un detenuto qualunque, ma Vitale Troncone, 58 anni, considerato dagli inquirenti il reggente dell’omonimo clan di Fuorigrotta.
L’episodio, rivelato dai quotidiani Il Mattino e La Repubblica, risale al maggio 2025. Troncone si trovava nella sua cella quando, osservando il Procuratore della Repubblica di Napoli in un servizio televisivo, si è lasciato andare alla pesantissima minaccia. Un segnale che gli organi di vigilanza e l’antimafia non hanno sottovalutato: per il boss è stato immediatamente disposto il regime di carcere duro (41-bis) ed è già avvenuto il trasferimento in un istituto di massima sicurezza.
Il “boss che visse due volte”
Vitale Troncone è una figura centrale nelle dinamiche criminali dell’area flegrea. Già condannato per il racket legato al merchandising e ai gadget del Calcio Napoli, la sua “fama” negli ambienti malavitosi è legata a un episodio di quattro anni fa.
Sopravvissuto miracolosamente a un agguato mortale, Troncone era stato ribattezzato dai suoi affiliati “l’immortale” o “il boss che visse due volte”. Una resilienza criminale che, tuttavia, si è scontrata con la pressione investigativa coordinata proprio dalla Procura guidata da Gratteri.
La replica silenziosa di Gratteri: «Una vita senza libertà»
Il Procuratore, da anni nel mirino delle mafie e abituato a vivere sotto scorta massima, non ha commentato direttamente l’episodio, ma nei giorni scorsi a Locri ha offerto una riflessione amara e potente sulla propria condizione umana e professionale:
«Per fare le indagini che ho fatto assieme alla polizia giudiziaria e ai miei colleghi ho rinunciato alla mia libertà. Chi conosce la mia storia sa quante volte io e la mia famiglia siamo stati sovraesposti. Ho rinunciato alla libertà fisica: non posso andare al mare, fare una passeggiata o vivere una vita normale.»
Massima allerta
Le minacce intercettate a maggio confermano quanto il lavoro di Gratteri a Napoli stia incidendo sugli equilibri dei clan cittadini. Il trasferimento di Troncone al 41-bis serve a recidere ogni legame tra il boss e il territorio, neutralizzando la possibilità che l’astio verbale possa tradursi in ordini operativi verso l’esterno. La sorveglianza attorno al magistrato resta ai massimi livelli, in una Napoli dove la lotta tra Stato e camorra non ammette pause.