Guardavalle: la città delle dodici torri e l’ingegnoso sistema delle spine per rallentare l’avanzata dei turchi


Guardavalle, un tempo conosciuta come la città delle 12 torri, custodisce ancora oggi la sua impronta medievale. Le torri, divise tra strutture di allarme e di difesa, sorgevano sia lungo la costa sia all’interno del borgo antico.

Alcune sono ormai solo un ricordo, altre hanno cambiato funzione nel corso dei secoli, adattandosi ai bisogni della comunità. Nella zona della Marina si trovavano la torre Caminise, di forma circolare eretta dai feudatari Caminiti, e la torre Vinciarello, costruita nel 1475 da Vincio Spedalieri come presidio di avvistamento.

Nel cuore del borgo, invece, si innalzavano le torri di difesa, tramandate con i nomi delle famiglie che le avevano fatte costruire: Riitano, Menniti, Toscano, Carafa e Giordano, insieme alle torri di Nena (detta “di mezzo”), del Vaglio e del Crocco.

Le torri di allarme erano presidiate da uomini a cavallo che sorvegliavano la costa giorno e notte. Al minimo segnale di sbarco, davano l’allerta con trombe, spari di archibugi o fuochi accesi sulla sommità. Gli abitanti, avvisati, si rifugiavano nelle torri o nei boschi vicini.

La tradizione racconta che, mentre alcuni mettevano in salvo il bestiame, altri disseminavano spine lungo i sentieri che conducevano al paese: un astuto stratagemma per rallentare l’avanzata dei Turchi, che spesso marciavano scalzi.

Lungo le coste furono innalzate torri di guardia, generalmente di forma rotonda, e le cosiddette torri di sopraguardia o cavallare, pensate per il pattugliamento rapido. Molti castelli e torri erano dotati di ponte levatoio, indispensabile per difendersi da incursioni improvvise, soprattutto di notte.

Giuseppe Pisano