Guerra alla Russia? I precedenti non sono incoraggianti. E Trump.


"eccomi pronto, adsum"

“Eccomi pronto, adsum”

Premessa: Giuseppe Cavo Dragone non è un giornalista, un politico, un conduttore tv, un opinionista a ruota libera, un chiacchierone manifestante di piazza; è ammiraglio, e, state bene attenti, “presidente del Comitato militare NATO”, quindi è uno che se apre bocca va preso molto sul serio. Che dice, Dragone? Per farla breve, dice che dobbiamo valutare attacchi preventivi alla Russia. Intanto la Germania si riarma, e quando la Germania si riarma… E l’Italia vuole ripristinare la leva…

Poi dite che uno fa lo storico per vizio! Leggiamo l’acuta analisi di Tucidide di come si giunse alla trentennale Guerra del Peloponneso; e l’osservazione che “la gioventù, inesperta di guerra, la desiderava”.

Saltiamo un paio di millenni abbondanti, e studiamo come l’Europa della belle époque, tutta poesie e amori e lustrini e feste da ballo, nel 1914 precipitò in un conflitto di milioni di morti; seguito inevitabilmente da un altro con molti altri milioni e infine la bomba atomica.

Attenti che quasi tutte le guerre iniziarono con la serafica convinzione che ognuna sarà brevissima e vittoriosa, e anche territorialmente circoscritta. E invece le guerre sono come le ciliegie, una tira l’altra.

Quanto alla Russia, i precedenti non sono incoraggianti, per chi attacca da ovest verso est. Napoleone, dopo aver sconfitto e sottomesso, a vario titolo, Spagna e Prussia e Austria e l’intera Italia… altro discorso per mare, ma non se ne rese conto… Napoleone pensò… che pensò? Di fare un attacco preventivo alla Russia.

Radunò mezzo milione di soldati francesi e dei vassalli (su questo ora torniamo), arrivò a Mosca, lo colse l’inverno, si ritirò anzi fuggì, e di soldati gliene restavano quanto bastò per essere annientato a Lipsia dai Tedeschi finalmente svegliatisi. L’anno dopo 1814 Parigi venne occupata da tutti, inclusi i Russi.

Nel 1941, e dopo due anni di amicizia, Hitler decise pure lui un attacco preventivo all’allora Unione Sovietica. Per farla corta, i compagni staliniani arrivarono a Berlino; e non più avanti solo per gli accordi di Yalta, ma l’URSS si prese fino al 1990 mezza Europa e mezza Germania.

Se succede, non mi dite che non vi ho avvertiti.

E l’Italia? Al seguito di Napoleone troviamo molti italiani spacciati per francesi (piemontesi, toscani, romani… ), e le truppe del Regno d’Italia (re, guarda tu, Napoleone!) e quelle napoletane di Murat: s’illustrò in particolare il nostro Florestano Pepe. Nel 1941, l’Italia pensò di cavarsela con un Corpo d’armata (CSIR), poi mandò un’Armata (ARMIR), e i nostri parteciparono alle iniziali vittorie e alla seguente terribile ritirata.

L’Italia del 2025 quasi 2026 può fare la guerra? Ora mi pare di sentire cori di articolo 11… Ma l’articolo 11 non lo avete letto, ragazzi, se no sapreste che non è fatto di cinque parole, ma di oltre settanta, e le rimanenti 65 dicono che l’Italia forse non può fare la guerra da sola, tuttavia con organizzazioni varie tipo ONU, NATO, EU eccetera può, anzi deve fare tutte le guerre che vuole, o che deve: se mai, le chiama spedizioni di pace.

A parte c’è sempre l’articolo 52 (“la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”, e spesso la migliore difesa è l’attacco), e che, nella costituzione, di guerra si parla in diverse altre occasioni, tra cui quella per cui “il presidente della repubblica dichiara lo stato di guerra”, art. 78. E, come dicono in Francia, à la guerre comme à la guerre. Io sono troppo vecchio per essere richiamato da soldato; però posso dare una mano con le memorie storiche.

Non ci resta che sperare in Trump, che della NATO è il vero capo, e che, a modo suo, sta provando a inventarsi una pace sul Don come ha fatto, più o meno in pieno, in Terra Santa.

Ulderico Nisticò