Guerra di cartelli… ovvero, Catanzaro – Marcellinara, a zero a zero


 Oggi, 24 febbraio, è meglio non parlare della guerra guerreggiata; e mi svago a dissertare sulla guerra dei cartelli, che dilania ormai Catanzaro e Marcellinara.

 I cartelli devono essere una mania catanzarese, tra cui quello “capoluogo di Regione”, quasi temendo che, senza scriverlo, non se ne accorgerebbe nessuno, che è il capoluogo. Ma il massimo fu quando un gigantesco cartellone annunziò “da qui Ulisse s’imbarcò… ”; che, nella prima stampa, conteneva un “quì” quanto una casa! Corretto l’errore, rimase la cavolata immane della centoquarantesima e rotti avventura di Ulisse.

 Adesso, in modo del tutto arbitrario e senza informarsi, proclamano “di Catanzaro” l’Istmo che va da Ionio a Tirreno. Si adira Marcellinara, ma può stare tranquilla: nessuno ha mai chiamato l’Istmo né di Marcellinara né di Catanzaro o in qualsiasi altro modo. Zero a zero!

 E qui serve una lezioncina. L’Istmo compare in più autori antichi. Diodoro dice che Dionisio lo voleva fortificare; Plinio che voleva scavare un canale, e intanto dice “nusquam anguistiore Italia”, in nessun luogo l’Italia è più stretta; e accenna anche a un porto sullo Ionio. Lo citano Strabone, Appiano. L’unico che ne dice un nome, e molto approssimativo, è Plutarco nella Vita di Crasso a proposito di un fossato e di fortezze nella battaglia contro Spartaco: ma dice che a sud c’è “la penisola dei Reggini”; e l’Istmo resta anonimo.

 E resta anonimo, perché nei millenni non c’è mai stata una determinazione tale da imporsi. Scillezio Scolacio fu abbastanza celebre da dare, tuttora, il nome al Golfo, ma non ad altro e all’interno; quanto all’altro Golfo, viene detto ora Lametico, ora Napitino, ora Terineo…

 In mezzo, ecco nomi prediali romani: Settingiano, da Septimius; Gimigliano, da Geminius; Gagliano, da Gallius… Altri toponimi interessanti sono quello che compare nella Tabola del 186 aC, “in agro Teurano” per Tiriolo; Pràtora, un plurale, ma più osco che latino, come Càmpora; Conflenti, forse “confluentes”, vie. Incuriosisce il toponimo Marcellinara; e anche una località di Girifalco detto “siettu [stazzo, recinto] e Marcellu”. Quale Marcello, dei tanti Claudi della storia?

 Miglierina e Migliuso suggeriscono pietre miliari (“milia”) di una strada romana.

 Catanzaro e Nicastro (Lamezia T.) compaiono dopo il IX secolo, troppo più tardi per denominare qualcosa.

 Con queste premesse, io lascerei le cose come stanno da tremila anni: l’Istmo e basta, l’Istmo per antonomasia.

 Invece di giocare alla cartellonistica, io penserei a un’azione comune di valorizzazione storica, archeologica, turistica di un territorio molto interessante; e a dar corpo davvero a quella conurbazione istmica di cui si parla da decenni.

 Si parla… in questa Calabria che fa solo la guerra delle parole, e fatti sempre pochi!

Ulderico Nisticò