Guyana francese e Calabria quartultima; e Pino Aprile

 La Calabria è SOLO quartultima d’Europa per occupazione; peggio di noi stanno Sicilia e Campania; ma ci salva la Guyana francese, che è, formalmente, una regione d’Europa, però sta in America, ed è un posto così disgraziato che ci mandavano, alla Caienna, i delinquenti che sfuggivano alla sempre attiva ghigliottina di Parigi, patria dei diritti dell’uomo… morto.

 Caienna a parte, il Meridione è combinato malissimo, e nessuno fa niente di serio. Spiegazione: il Meridione non produce, quindi non ha bisogno di lavoratori.

 Avvertenza: non sto chiedendo la mitica “creazione di posti di lavoro”, operazione fasulla degli anni della mai troppo deprecata Prima repubblica; esempio, migliaia di inutilissimi e dannosissimi passacarte della Regione Calabria, eccetera. I posti di lavoro non si creano, ma sono un effetto della produzione e commercializzazione di beni reali. Se no, è assistenzialismo.

 Ecco cosa ci manca: la produzione di beni reali. Chiuse le industrie, abbandonate le botteghe artigiane, desertificate le campagne… e il turismo, quindici giorni di chiasso agostarico.

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 Ma un tempo eravamo la terza potenza industriale d’Europa… no, scusate, secondo il sindaco di Stilo, la seconda… ora vediamo chi spara la bufala della prima!!!

 Il meridionale, detto in generale, è un sognatore di ricchezze future e di ricchezze passate. Male che vada, ha un nonno barone; e, in carenza di un albero genealogico di sangue blu, può sempre vantare la nonna baronessa di tutti i nonni baroni: la Magna Grecia. Detto in generale, non ha mai sentito parlare di Ibico, Stesicoro, Alessi, Alcmeone… di Nosside, solo per le femministe; di Pitagora, per attribuirgli ogni miracolo: ma questo lo facevano già gli antichi, elencando poi, come Diogene Laerzio, un sette otto Pitagori diversi. I più, detto in generale, hanno visto di sfuggita i Bronzi in gita scolastica; mai un’area archeologica e un museo. Però, ragazzi, la Magna Grecia…

 Saltando con volo volante diciotto secoli, il meridionale, detto in generale, plana sulle fantasie sfrenate di Pino Aprile, e, di fronte al fatto che siamo combinati al peggio, ultimi se non fosse per la Guyana, se la prendono con Garibaldi, il quale, dall’11 maggio al 7 settembre del 1860, smontò tutte le migliaia di industrie dei nostri paesi, e le spedì a Torino, dove vennero personalmente rimontate da Cavour.

 Cavour? Chi era costui? È un nome (solo nome) molto noto a Bari per una importante via cittadina, che però chiamano Càvur. Di Camillo, Aprile non si cura, ignora; e con lui Crimea, Congresso di Parigi, Seconda guerra d’indipendenza, svendita di Nizza e Savoia, annessioni; continui conflitti con Garibaldi… buio assoluto.

 Quanto a Napoleone III, il meridionale, detto in generale, non lo ha mai udito nominare nemmeno di striscio.

 Però, avendo ben capito che il meridionale, detto in generale, è un grand bébè, più le spara, più vende copie di libri. Poi tenta la politica, e a Napoli il suo movimento piglia lo 0,24%; in Calabria, lo zero per assenza. Il meridionale, infatti, è un bambinone, però mica è scemo; gli piacciono le favole, però non ci crede.

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 Ecco, mentre ci salva, nelle classifiche, solo la Caienna di Papillon, il meridionale, detto in generale, si consola con i fummo e gli eravamo. In cuor suo, il meridionale si chiede come sia stato possibile che tutta la sognata ricchezza sparisse di colpo; e tutta la vantata potenza… come alla Regione Calabria: se uno sa e vale, non lo chiamano; se uno è ciuco ma parente o fa parte di qualche loggia o lobby, diventa l’intellettuale della storia universale. Così erano i Landi, i Lanza (chi furono?), che, a parte essere generali della domenica, avevano più di settant’anni; e l’unico che sapeva il mestiere della guerra, il principe Filangieri, era stato messo da parte.

 Come oggi. Se si devono investire dei soldi, ecco che spuntano i commissari invisibili (se pensate che io stia pensando al commissario della Trasversale… bravi, avete capito!), con il codazzo di impiegati… e la Zes è ferma, e la Trasversale non esiste; e la 106, pure. Insomma, un operaio e cento dirigenti; a parte che l’operaio della Trasversale non lo vede nessuno.

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 Ragazzi, non ci servono sogni; e nemmeno andare in cerca di colpevoli, purché qualcun altro e mai noi. E invece le colpe sono tutte nostre, interamente nostre; e i presidenti di Regione, dal 1970, non ce li ha lasciati Costantino Nigra (a tale proposito, chiedete nozioni a Pino Aprile: ahahahaha), non li manda Rattazzi (idem), ma li eleggono i Calabresi.

 Anche io, il quale, votando distrattamente per qualche gruppo postmissino, ho votato per P. Nisticò, P. Chiaravalloti, P. Scopelliti: e dovevano tagliarmi la mano… destra.

 Ho votato anche per Occhiuto, per poi concedergli i cento giorni canonici; ma sono passati, e non ho veduto nessun prodigio. Non tanto da lui, che in qualche modo si dà da fare, ma dai suoi assessori, tra cui quello degli “attrattori culturali”, che non sappiamo nemmeno se esista; e forse no. Suggerite idee serie e fondate? Se ne fregano, e non certo in senso dannunziano e littorio, ma nel senso che devono sistemare qualcuno.

 La colpa è nostra.

Ulderico Nisticò