Ha baciato il santo

mattarella_alla_cittadella_regionaleQuando uno passa un momento da un amico o fa in fretta qualcosa, in Calabria si dice che “vasau u santu”, un racconto paradigmatico: un fedele svogliato e poco convinto va sì al pellegrinaggio o alla festa del patrono, ma se la cava con una preghiera e una risicata offerta, e via per le sue faccende.
Così è successo alla Regione Calabria con il presidente Mattarella, il quale la mattina stava a Firenze, alle 15 a Lamezia, per la cena era di nuovo a Roma. Già, non si può dire che sia stata un’inaugurazione segue cena come le fiaccolate antimafia: quanto meno, per Mattarella. Nemmeno un bicchiere, una tartina, un qualcosa di calabrese da ammirare. Ci voleva tempo, un presidente che rimanesse almeno un giorno intero. Niente, ha baciato il santo e via. Ed è andata bene che non accaddero ritardi di volo e roba del genere.
È arrivato, Mattarella, ha sentito prevedibili saluti, ha dato prevedibile e brevissima risposta. Siccome nei luoghi comuni è un maestro insuperato, ha trovato modo di parlare delle minacce mafiose alle ragazze di Locri: si vede bene nessuno lo abbia informato che su quella buffa storia sta lavorando la magistratura non a carico dei presunti minaccianti ma del millantante minacciato! Una figura non da poco, presidente.
La notizia dell’inaugurazione presidenziale, del resto, non ha emozionato nessuno, e la stampa nazionale non l’ha manco sfiorata, o forse in trentesima pagina di cronaca.
Eh, il fu mese d’agosto del 2015, quando s’immaginò (un “si” volutamente impersonale) un’inaugurazione in grande, con mostra ragionata sulla storia della Calabria, con livello culturale, con festa… ma fece la fine del Forum cultura e altre idee grandiose. Ma la Calabria è come quei poveracci di paese che si vantano se ogni dieci anni viene il lontano parente emigrato e porta qualche dollaro!
Chissà se Mattarella, nella mezzoretta che è stato a Catanzaro, ha chiesto notizie dei fondi europei, se la Regione li spende o meno; e come mai dal 1970 non li spende quasi mai. Eccetera.
Corollario. Si sono lamentati Pino Nisticò e Peppe Scopelliti di non aver ottenuto riconoscimento dei loro dichiarati meriti nell’aver costruito l’edificio. E via, se vanno in cerca di vuoti titoli onorifici, poteva anche accontentarli, Oliverio.

Ulderico Nisticò

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