Hyppo: riflessioni su un esperimento riuscito

Sto ancora ridendo, a leggere una stramba cronaca della stampa paesana, che ha raccontato Hyppo come se, per informare che l’Italia vinse i campionati del mondo, avesse distrattamente trascurato che c’era in squadra anche Zoff! Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah…

Mi tocca dunque supplire alle carenze altrui, ed ecco qualche riflessione:

– Hyppo, diminutivo di Ippocampo, è stata la visita… sono state numerosissime visite al patrimonio culturale di Soverato;
– È stata una pazza idea di Emanuele Amoruso e della Camera di Commercio, realizzata come è stato possibile; ma è andata benissimo.
– Siccome o uno le cose le sa o non se le può inventare, ecco Ulderico Nisticò, a titolo puramente grazioso.
– Egli è stato presente a tutte le puntate, tranne il 23, che era a far cultura per conto suo a Sersale e Pentone.
– Alla fine, egli si è divertito.

– E questa è la riflessione più importante. Amici belli, e detto in generale, l’intellettuale calabrese è triste, depresso, pesante e sedentario, nonché con i trigliceridi alti e perciò anche a dieta. Ammesso abbia mai visto la Pietà del Gagini (e state certi che almeno due terzi dei professori cittadini, mai!!!), non si emozionano; e, peggio, ignorano aneddoti e leggende e curiosità… Insomma, macigni sullo stomaco.
– Il pubblico, invece, è stato variegato per età e condizioni, ma tutti hanno seguito con interesse e curiosità, e si sono divertiti. Ragazzi, è una questione di lingua italiana NON libresca, bensì effettivamente parlata anche per le battute di spirito, che non è vero “vengono meglio in dialetto”!

– Abbiamo visto Pietà e altre opere d’arte dell’Addolorata; u “Chianu” e l’archeologia industriale del Frantoio; l’Orto botanico e le gloriose postazioni di artiglieria; la tombe dei Siculi e Poliporto…
– Ciò dimostra NON essere vero che il turista sia un decerebrato malato di giovanilismo e che balla “Mi sono innamorato di Marina”; è un essere umano, e come tale, direbbe Aristotele, portato per natura a conoscere: basta far conoscere, e, ripeto, senza faccia da funerale.
– In poche parole, ci vuole uno che sia “portatore sano di cultura”, e che quindi sappia quando portare la cultura, e quando lasciarla a casa.
– L’esperimento è dunque riuscito, e va ripetuto, ma in condizioni meno precarie.
– Se ci scappa qualche altra visita, suvvia, intellettualoni soveratesi, uscite ogni tanto dai vostri troppo comodi sepolcri dei vivi.

Ulderico Nisticò