I cedri e le scorciatoie, e i piedi per terra; e i Bronzi

 Se un bravo medico mi dice che assumendo certe pillole e facendo moto io potrò sostenere al meglio la mia non più verde età, ci credo; se una magara sostiene che mi farà tornare ventenne, e che sarò felice, io ci rido sopra, per due motivi: il primo, ovvio che è una bufala; l’altro, forse più importante, che a vent’anni uno è felice solo se è radicalmente scemo, altrimenti attraversa una sana e violenta ansia esistenziale; e ciò è provvidenzialmente voluto dalla natura.

 Se qualcuno suggerisce che la Calabria può affrontare e magari risolvere i suoi innumerevoli problemi, e indica dei modi realistici (in pratica: lavoro e produzione!) per riuscirci, io lo prendo sul serio; se invece qualcuno annuncia che a Soverato arriveranno centinaia di scuole per vedere l’Acquario (ahahahahahahahah!), e altre migliaia di turisti per scoprire che Ulisse, da marinaio divenuto alpino, passeggiava per Tiriolo, nota terra dei marinai Feaci; e che in Calabria sarà fabbricata l’Isotta Fraschini… eccetera; allora ci rido sopra tra le lacrime, e volto pagina del giornale. Ecco, i Calabresi sono bravissimi a scoprire le “accurciature”, le scorciatoie tra un paese e l’altro… e tra un secolo e l’altro.

 Ora che Ulisse è passato di moda, di fronte al fatto che, dal 1988, ha attirato turisti zero, oggi siamo all’ebraismo, con visita dell’ambasciatore d’Israele. Per carità, benvenuto come tutti i visitatori forestieri, però è stato evidentemente consigliato male; e sa solo del cedro di una zona del Tirreno cosentino; e delle Giudecche, che però vanno esaminate caso per caso, e se in uno possono attestare una presenza ebraica, spesso solo che da quella zona muoveva una “Pijjiata”, cioè rappresentazione della Passione, detta anche “Giudaica”.

 Nessuno ha parlato della testimonianza più notevole, che è la sinagoga di Bova; e meno che meno di Giuseppe Flavio, che attribuisce la fondazione di Reggio ad Aschenez, pronipote di Noè, che non era esattamente ebreo, però almeno è un personaggio biblico. Non è vero, però attesta la formazione di un mito. Anche la tradizione che san Paolo avrebbe predicato a Reggio può far pensare che incontrasse degli Ebrei ellenistici, quale del resto era lui.

 Quanto a Ferramonti, è una leggenda fasulla. Fu un campo di concentramento per prigionieri di guerra angloamericani, con qualche civile, e degli apolidi di origine ebraica non italiana. Non so se morì qualcuno, ma se accadde fu per mere cause naturali, e tutti i presenti vennero trattati secondo le leggi di guerra. Mica era Guantanamo!

 Comunque, ben vengano turisti israeliani, se verranno. Intanto la Calabria nulla, nullissimo fa per il turismo culturale suo proprio, che sarebbe la storia della Magna Grecia e della romanità, seguita da interessanti tracce dei Medioevi romeo e normanno, eccetera.

 Oggi è 4 giugno, e nemmeno la più lieve ombra di un’attività che riguardi i Bronzi nel 50mo della loro scoperta. Niente fa la Regione, nientissimo il megacomitato galattico, nientissimissimo ne dice e fa la cultura ufficiale piagnona e foraggiata. E i tre milioni (3.000.000!) di euro, stanziati all’uopo, dormono il sonno di Aligi, che durò, secondo d’Annunzio, settecent’anni. Ne parliamo dunque nel 2722, e ci penseranno nati natorum et qui nascentur ab illis.

 Intanto i calabrotti sognano scorciatoie per la ricchezza e il progresso. Un giorno le Giudecche, un altro – vi ricordate? – le palline da tennis, un altro la SIR, un altro la Lamborghini… Politica culturale seria? Mai sentita nominare.

Ulderico Nisticò