
Claude Lévy-Strauss
Claude Lévy-Strauss (1908-2009) ebbe il merito di far piazza pulita delle favole di Rousseau sul “buon selvaggio” dello “stato di natura”, ripetute finché il grande antropologo non studiò di persona e sul luogo le popolazioni dette primitive, e scoprì che non erano né libere né felici né buone né selvagge né primitive, ma esseri umani come tutti gli altri, con delle singolarità, dette “culture”, come quelle di tutti gli altri popoli dell’umana storia. Fondamentale resta il suo Tristi Tropici, del 1955. La metodologia di Lévy-Strauss, nota come strutturalismo, può essere applicata a qualsiasi studio antropologico, dalle tribù sperdute dell’Amazzonia ad Atene di Pericle, Roma di Augusto e Firenze del Magnifico, nonché al 2026.
Fatta questa doverosa premessa, ora scriviamo qualcosa a vantaggio dei Lévy-Strauss della domenica di cui pullula la cultura woke. Facciamo l’esempio di un tizio che pratichi il cannibalismo, e perciò uccida qualcuno allo scopo di divorarlo.
Ebbene, lo strutturalismo insegna che l’antropofagia ha molto spesso un’origine sacra e religiosa, quale nutrirsi del corpo del nemico per acquisirne le energie, o anche di parenti; e solo in seguito diviene materialmente una pratica alimentare.
Bene, se il suaccennato cannibale uccide e mangia qualcuno, io lo capisco dal punto di vista antropologico, ma, ovviamente, non dal punto di vista morale e soprattutto da quello personale.
Quello che è assurdo è che lo capisca qualche giudice woke, e magari assolva il buongustaio perché è la cultura da cui proviene; e invece, dal punto di vista del Codice Penale, quello è un assassino, e va sbattuto all’ergastolo… in cella singola, se no si mangia i concarcerati. Non so se è chiaro!
Lo stesso per i Lévy-Strauss calabresi, che s’inventano culture locali certo interessanti sotto il profilo etnologico e antropologico e glottologico, e fin qui va bene; ma quando pigliano per buona, anzi per nobile e bella, qualsiasi cosa purché sia di un “borgo” sperduto, allora moltissime cose sono profondamente sbagliate, e vanno solo corrette o eliminate. Io sono convintissimo che la ‘ndrangheta abbia origine negli “andres agathòi” di età romea, e di difesa e governo dei paesi. Detto questo, il mio modello resta Cesare Mori che stroncò con le brutte la mafia in Sicilia: e non so se mi faccio capire!!!
Esempio meno duro. Conosco benino il dialetto, o, più esattamente, gli innumerevoli dialetti calabresi; da insegnante, ho dedicato ogni mia energia a far sapere ai ragazzi che la lingua italiana consente ogni registro linguistico, incluse le barzellette e battute di spirito e le parolacce (leggete l’ultimo verso del XXI dell’Inferno). E come facevo? Ma semplicemente parlando in italiano, come mi disse un’allieva intelligente, “anche durante l’intervallo”.
Conclusione, in Italia esiste solo, da seguire e praticare e salvaguardare, la cultura italiana. A studiare tutte le altre, ci pensi l’antropologia. A proposito, antropologia ed etnologia sono scienze se sono scienze, e non devono e non possono finire in mano ai dilettanti della domenica.
Ulderico Nisticò