I morti della strada della morte

 La 106 ionica è una strada degli anni 1930; come tale, ottima secondo i criteri di quel tempo, allora vigenti in tutto il mondo; e i ponti sono del miglior livello tecnico del tempo, e, come vedete, non crollano di certo alla Morandi maniera.

 Nel 1930, però, i mezzi di trasporti delle merci erano i treni e i bastimenti; e in grandissima parte, lo erano anche delle persone. Intanto i treni merci sono quasi spariti, e delle navigazione costiera non c’è più ombra; e il traffico su gomma è salito alle stelle per numero di auto, e, sulla stessa strada, di giganteschi TIR.

 Questa è la realtà; mentre continuano le promesse di nuove strade, e non se ne vedono: tipo Trasversale delle Serre, vero?

 Ora, attenti qui: studiate una foto qualsiasi di un incidente, con auto accartocciata. Ebbene, perché un mezzo si riduca in quel triste modo, bisogna che vada a velocità elevatissima, e in mano a conducente che non è certo uscito da corsi per piloti, ma ha una semplicissima patente, e che già a 120 sarebbe in difficoltà; figuratevi a 150.

 Come mai i giornali e tv annunziano sempre l’incidente e mai riferiscono le cause; e se la cavano con la “strada della morte”? Mai che rivelino la velocità, l’eventuale stato alcolico o di droga, gli errori commessi alla guida…

 Riassunto: bisogna sì migliorare le strade; ma è urgente controllare i conducenti; e non parlare di “vittime” quando, almeno a volte, molte volte, si tratta di colpevoli, quando non di omicidi stradali. Il cane rognoso che, qualche giorno fa, ha sorpassato alla matto nella galleria di Copanello, va arrestato e via la patente a vita.

 Una propostina? Eccola: non pagare l’assicurazione a chi risulti colpevole; ed eventuali eredi.

Ulderico Nisticò