I santi a Galilea

Il Cristo di Soverato Vecchia

Il Cristo di Soverato Vecchia

Martedì dopo Pasqua, la Parrocchia di Soverato Superiore “scinda i santi a Galilea”. La costumanza, che è antichissima, merita delle riflessioni.
La prima è linguistica: “scindira” è un verbo intransitivo anche in dialetto; qui però significa “far scendere”, “portare giù”. Siamo in ottima compagnia di licenze poetiche: “nox dormienda” di Catullo, ripresa dal Machiavelli con “non li ho dormiti”; “triviis ululata per urbes” di Virgilio; i “passeggiati dossi” di Dante; senza dire delle upupe e del zappatore.
“A Galilea” è un’espressione desunta dal Vangelo: “vi precederò in Galilea”, il Risorto dice agli Apostoli. Così il termine geografico passa a significare tutto quanto accade dopo la Resurrezione.
Anche la torre, la cui denominazione di “Carlo V” è posticcia, è indicata come di Galilea, per la sosta che vi si faceva accanto. E qui è notevole indagare sul percorso, che, dalla Matrice di Soverato Superiore, attraversava Mortara e Santicelli; poi, dalla torre, scendeva fino al castello (Palm Beach, per capirci), e raggiungeva la chiesetta oggi del Rosario.
A questo proposito, leggete La fede tenace. Nel centenario della ricostruzione della chiesa del Rosario, di Ulderico Nisticò, Tonino Fiorita e Italo Sammarro, Davoli M., 2004. Ricordiamo qui solo che fino al 1941 Soverato aveva una sola Parrocchia, quella dell’Addolorata.
Ricondurre i trittico di Gesù, Maria e s. Giovanni, dopo la tradizione della “Cumprunta”, ha un significato profondo, se risale a quando la zona marittima era appena la piccola Santa Maria di Poliporto, e ciò fino al 1881. Era come se, almeno una volta l’anno, le sacre immagini dovessero rivedere luoghi dove erano state adorate quando, prima del X secolo, si viveva ancora in gran parte sul mare.
Qui si pone una questione puramente ipotetica: lo facevano anche a Soverato “Vecchio”, cioè prima del 1783? Se ciò fosse, avrebbero seguito il Beltrame, trovandosi così proprio a Poliporto. Una curiosa provocazione. Il Cristo di Soverato “Vecchio” si conserva in Canonica.
Oggi il percorso della processione segue la rotabile, con sosta all’Ospedale. Si racconta che i portatori, evidentemente sospettosi, non perdano di vista le statue!
C’era però, lunedì, anche l’usanza della scampagnata, detta “u Pascuni”; anche per la ricorrenza della fiera, che è anch’essa antica, e di grande rilievo quando era “de’ nimali”, gli animali da lavoro e da reddito, che durò fino al 1980, e attirava gente da tutta la Calabria.

Ulderico Nisticò

 

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