I tour operator e gli alberghi

Si dice così in linguaggio internazionale, e lo diciamo anche noi: sono quelli che fanno turismo in modo professionale, considerando il turismo un’attività alla stregua di industria e commercio. Perciò non si commuovono di “Perle dello Ionio” o “Quanta gente sul Lungomare”, e stabilimenti spacciati per discoteche, ma adottano precisi criteri atti a convincerli, o no, che un luogo possiede le attrattive e le condizioni per l’attività turistica.

Ne vengono spesso anche a Soverato, grazie ad Emanuele Amoruso, e ammirano Soverato grazie ad U. N., che mostra loro Tombe Sicule, Gagini eccetera; Giardino Botanico; il Borgo; e racconta loro aneddoti e fantasmi… Tutte cose che i professionisti apprezzano, e immaginano siano apprezzate dai loro clienti.

Soverato ha il mare… come due terzi del mondo abitato; però ha anche lidi e ristoranti e altri locali, più e meglio di tantissimi altri luoghi. E anche questo viene valutato e apprezzato dai tour operator.

Ma quando domandano quanti posti letto offra Soverato, sentono 380 in albergo e 80 in B&b; a parte che i 380 sono in parte millantati. Sanno che non Ibiza o le Maldive, ma Isola C. R. ne conta a migliaia, e ci restano male.

Il genio della porta accanto propone di costruire alberghi. E dove? Soverato ha un agro di 7.5 kmq, di cui metà urbanizzati e l’altra metà non si presta. Idee come alberghi in pieno Lungomare sono paranoiche: immaginate un autobus di turisti nel bel mezzo di una sera d’agosto!

Che fare? Ovvio: utilizzare l’immane patrimonio edilizio che, costruito negli anni 1970-80 per la prospettiva di famiglie numerose e figli rimasti a Soverato, è oggi composto in buona parte di appartamenti o già vuoti o che lo saranno a breve per l’inesorabile tempo.

Lo sappiamo che molti sono già utilizzati in nero nerissimo: ma ai tour operator mica possiamo proporre di portare turisti in insediamenti abusivi e illegali; senza scordare che la qualità dell’appartamento in nero è spesso approssimativa se non pessima.

Infine, si rifletta che il turismo non è solo quello dei film allegroni e divertaioli in cui i forestieri sono tutti giovani e belli e scollacciati; c’è quello di famiglia, quello degli anziani, quello culturale… Soverato potrebbe fare industria dell’accoglienza di sei mesi, e non solo i quindici giorni di chiasso che noi spacciamo per turismo.

Ulderico Nisticò