Il 1947 e la partitocrazia

Dichiaro preliminarmente che della legge rosatellum non ho capito niente e poco me ne curo; è da quando ho memoria che cambiano i sistemi elettorali e roba del genere, e alla fine non è cambiato mai niente. Oggi, se passa la legge, c’è chi grida alla partitocrazia. E a me viene da ridere.

Natura delle cose, insegna il Vico, è il loro nascimento. La costituzione scritta durante il 1947 fu pensata e voluta da nessun altro che dai partiti, e da eletti in liste di partito, e che costituirono dei gruppi di partito; e nessuno era presente se non eletto in liste di partito. Essendo dei partiti, scrissero una carta che garantisse la partitocrazia, e solo quella.

L’Italia, dal punto di vista istituzionale, ne risultò una repubblica parlamentare, con due camere uguali tra loro, a parte quisquiglie, ed entrambe elette esclusivamente da liste di partito. Allo stesso modo dovevano funzionare i consigli provinciali e quelli comunali; e, dal 1970, regionali: niente altro che liste di partito.
Gli esecutivi, a qualsiasi livello, ne risultarono debolissimi, e sempre soggetti a ogni stormir di vento.
Ora sono sicuro che qualcuno mi farà notare che niente vieta a chiunque di candidarsi al di fuori dei partiti. Credo non sia mai successo, ma, volendo, uno…
Aggiungo io che, nella carta del 1947, non sta scritto da nessuna parte che comandano i partiti e solo i partiti; anzi, questi vengono nominati a stento in un lontanissimo articolo 49 che quasi concede “il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Per concorrere, dunque, assieme ad altri cittadini non associati in partiti? Mai accaduto. Proprio perché non vengono nominati quasi, ai partiti si lasciò il tutto e tutte le briglie sul collo.

Il rosatellum, come il porcellum e il mattarellum e tutti gli altri latinismi fasulli, è solo un’altra convulsione della partitocrazia, come dal 1947. Non solo saranno eletti solo attraverso i partiti, e in gran parte nominati dai partiti, ma questi deputati e senatori saranno solo ed esclusivamente politicanti, senza alcun tentativo di aprirsi a qualsiasi altra forma di rappresentanza delle realtà culturali e sociali. Anche questa volta, solo politicanti di mestiere.
La verità è che non solo le istituzioni a fare una buona classe dirigente, ma è una buona classe dirigente che manda avanti le cose, anche senza ingabbiarsi in istituzioni. La Gran Bretagna è stata per due secoli ben governata senza avere, e non la ha tuttora, una costituzione scritta, ma solo un accordo tacito tra monarchia, aristocrazia, borghesia, e in seguito anche il popolo.

Per queste ragioni, mi commuove pochissimo il rosatellum e il culatellum [l’insaccato, ovvio]; e anche stavolta andrò a votare come si piglia una pillola.
Quanto a quelli che piangono essere una legge anticostituzionale, si asciughino le lacrime: la legge è costituzionalissima, giacché la vigente costituzione è nata ed è esclusivamente partitocratica: se la ripassino! Quella scritta, non le loro fantasie e reinvenzioni del passato e di presunti niente di meno che “padri fondatori”, i quali altro non erano che dei politicanti o di mestiere o avventizi, degli eletti in liste di partito.
Due osservazioni, tuttavia, sulla legge:

– Le quote rosa sono patetiche e offensive per le donne: bisognerà trovare per forza delle signore e signorine, e per forza farle ministri o assessori;
– Il voto a stranieri con qualche vago antenato italiano è un assurdo giuridico.

Ovviamente, è una follia canicolare far votare illustrissimi sconosciuti sbarcati clandestinamente e con nomi e indirizzi aleatori. E siccome va di moda il latino, chiamarlo ius soli.

Ulderico Nisticò

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