Il 28 ottobre

marci…del 2022 farà un secolo; e un secolo è sufficiente a raccontare i fatti “senza odio e senza simpatia” (Tacito).

 Nel 1918 l’Intesa vinse… no, Germania e Austria-Ungheria persero la guerra per collasso interno. Tutti si aspettavano il 1919, con l’intervento in massa americano, ancora militarmente modesto; e i governi si erano organizzati per un altro anno di guerra. Quando scoppiò la pace, furono tutti colti di sorpresa; il governo italiano soprattutto.

 Questo doveva affrontare problemi molto più grandi delle sue capacità: la questione dei confini orientali; la smobilitazione dei soldati, che, tornati a casa, non trovarono lavoro; la crisi economica.

 Le elezioni del 1919 videro il successo dei socialisti, che però, come sempre indecisi, e allora lacerati tra moderati e massimalisti, non seppero né fare la rivoluzione né andare al governo per altra via. L’unico tentativo fu l’occupazione delle fabbriche nell’estate del 1920, subito fallita.

 Ma una fabbrica di Dalmine, nel Bergamasco, non innalzò la bandiera rossa, bensì il tricolore. Era l’inizio del distacco degli stessi operai da un socialismo inconcludente; tanto che, nel 1921, i migliori socialisti fondarono il Partito Comunista d’Italia. Vero che dei fondatori solo Terracini resterà comunista; Gramsci e Bordiga si allontaneranno; Bombacci s‘iscriverà al fascio, e morrà fucilato a Dongo.

 Stava nascendo intanto un vasto movimento di ex combattenti e antiliberali e antisocialisti, con varie organizzazioni, confluite infine nella formazione politicamente più consapevole e organica: il Partito Nazionale Fascista di Benito Mussolini.

 S’intrecciò la questione dannunziana di Fiume, in cui tutti videro l’inettitudine del governo, con il patetico pianto di V. E. Orlando, e la tristanzuola battuta di Clemenceau, tigre ma prostatico: “Si je puisse pisser comme il pleure”.

 In situazioni di vuoto, il vuoto si riempie. Alle elezioni del 1921, il PNF ottenne 35 deputati; mentre i governi liberali cadevano e si rifacevano senza esito; e i socialisti non sapevano che fare; e nasceva un partito cattolico (PPI), però subito condannato dalla Chiesa. Un bel disastro!

 Avvennero frequenti scontri di piazza. Chi si diletta di necrofilia, ha contato un 400 morti, per la precisione, 250 fascisti e 150 anti. Episodi notevoli furono la vera battaglia campale di Parma; la presa fascista di Bolzano; l’assalto al Municipio di Bologna: i fascisti ottennero la destituzione del prefetto. Il prefetto era il ferreo Mori, che poi Mussolini manderà, con pieno successo, a schiantare la mafia in Sicilia!

 I liberali tentarono di legalizzare il fascismo, offrendo quattro ministeri. In quel momento, il PFN rischiò la miseranda sorte di Alleanza Nazionale del 1995 e rotti, non fosse stato per Michele Bianchi, che, al Comitato Centrale di Napoli, impose la linea durissima. Da ciò, la Marcia su Roma e la presa del potere.

 Restano alcuni piccoli misteri. Facta andò da re a chiedergli di firmare lo stato d’assedio, con cui l’esercito avrebbe dovuto fermare con le armi i fascisti. Vittorio Emanuele rifiutò: era assai probabile che l’esercito, o, peggio, una parte, disobbedissero, e sarebbe stata la guerra civile; o la caduta del regnante, se non della monarchia.

 Dopo il 28 ottobre, Mussolini formò un governo di coalizione, con i voti di fascisti, liberali (incluso Facta e Giolitti e Croce), popolari… Emanò subito raffiche di Regi Decreti (vi ricorda qualcosa?), la gran parte dei quali sono ancora in vigore.

 Il resto, un’altra volta.

Ulderico Nisticò