Il caos e la memoria di un romanzo politicamente scorretto

 La copertina di “Lettere di sangue”, recentissimo romanzo di Ulderico Nisticò, è caotica; e chi guarda bene, vi trova sì il presente e il passato, ma come di solito li cataloga la memoria umana: a caso. Da un punto di vista filosofico, il romanzo è dunque uno scavo nel tempo trascorso, una scoperta di cose che, nel 2015, data dei fatti, e tanto meno oggi, nemmeno si ricordano più, e occorre studio e occorrono testimonianze.

 Ma niente paura, “Lettere” non è filosofia, e nemmeno storiografia; anzi, nemmeno ideologia, ma un racconto. Intanto è un… no, sono tre gialli che s’intrecciano: un caso di satanismo, una finta scomparsa… e il giallo principale non lo riveliamo: leggetelo.

 “Lettere” è politicamente scorretto, com’è l’autore; ed è facile immaginare che alcuni lettori vi cercheranno soddisfazione ai loro sentimenti, e altri s’indigneranno; e forse sbaglieranno gli uni e gli altri, perché, in fondo, è un romanzo; e ognuno la pensi come vuole.

 Romanzo, sì, ma non di fantasia. L’autore assicura che per moltissimi episodi altro non fece che citare quanto ha sentito e letto da persone vere che realmente vissero e patirono le vicende italiane durante e dopo la Seconda guerra mondiale; e in quegli anni, rimasti misteriosi a parte le cerimonie ufficiali, che chiamiamo di piombo.

 Le lettere, ecco il mistero da scoprire leggendo. E il sangue? Ne scorre di genuino, di quello che i Latini chiamavano cruor, sangue di combattenti; ma ne pulsa di passioni e ideali, e anche di amori. “Lettere” è un racconto di donne, e in tutte le funzioni, anche le più inattese; ma anche dei loro amori.

 Notevole è che, scritto da uno di Soverato,  calabrese, pubblicato da uno di Chieti, il romanzo sia ambientato sull’Appennino bolognese. Anche questo è molto calabresemente scorretto, in una Calabria affetta da artificiosa e noiosissima calabresità obbligatoria. C’è anche della Calabria vera, però.

 La scrittura è lieve e brillante, e affida alla battuta fulminante la narrazione di vita e di passioni; mentre scorrono, ciascuna per un istante, molte e diverse figure umane: come in un film. Qualche esempio; il vecchio veterinario in pensione il quale racconta ai giovani protagonisti che, sommergibilista di Betasom, passò “dal mare, anzi da sotto il mare, a queste montagne”; il maresciallo partigiano solo per fedeltà al re; il comunista ortodosso morto di pena per il crollo dell’Unione Sovietica; il parroco già cappellano della GNR… E le donne? No, il lettore deve restarne curioso.

 Il tutto, e molto altro, in sole 120 pagine e per 10 €.
 Ulderico Nisticò, Lettere di sangue, Tabula Fati