Nel caso Roggero una cosa è certa: è assurdo che gli eredi dei ladri uccisi debbano essere risarciti. Ora qualcuno mi spiegherà che la legge x o la sentenza y o il parere o la corte dei diritti… e ciò è ancora più assurdo, e prova il disordine in cui versa la giurisprudenza italiana. Perciò non entro nell’aspetto legale della storia, che non conosco, come non lo conosce il 95% di chi si è espresso sia a destra sia a sinistra.
Ciò premesso, veniamo al problema di fondo: la difesa. Il caso è ampiamente previsto dalle Dodici Tavole della Repubblica, con “Si noctu furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto”. Intanto, ammirate la sapienza di aver tutto risolto con dieci parole, e non con chilometri di paroloni, delizia degli avvocati… poi traduciamo: se uno commette un delitto di notte e il padrone di casa si difende fino ad ucciderlo, quello si consideri ucciso a buon diritto.
Attenti alla parola “noctu”, di notte: siamo in epoca senza luce artificiale e senza telefono e di “domus” isolate, quindi, di notte, il derubato non può chiedere aiuto, e nessuno sarebbe obbligato ad accorrere.
Ora attenti a “si occisit”: il derubato si può difendere fino a uccidere il ladro; però ciò non significa che lo debba necessariamente uccidere, se basta spaventarlo. Ma se il ladro è armato e minaccioso e mette a rischio le vite e i beni, allora insorge il pieno diritto di difesa con le armi.
Le armi del V secolo a. C. sono spade, lance, bastoni… e si suppone che un “paterfamilias”, e “dominus” di una casa, e con esso i suoi figli e servi, siano pratici di tali oggetti, e sappiano come usarli e quando usarli. Dite voi, ma nel V secolo… e invece vi ricordo che negli Stati Uniti ogni cittadino può detenere un’arma e usarla in sua difesa.
A questo punto, qualcuno pensa che io sia favorevole all’armamento di massa; e invece è proprio il contrario. Io, sempre restando a Roma, cito Cicerone, il quale afferma che lo Stato esiste esattamente “ne cives ad arma veniant”, perché i cittadini non debbano usare le armi.
I motivi sono evidenti, e il più ovvio è che, come dicevo di sopra, che le armi bisogna saperle usare; e io non ce lo vedo, il borghesuccio nostrano, a brandire una pistola e mostrare mano ferma e buona mira e sangue freddo; e sparare a bersaglio e solo con precisa determinazione.
E già: il “paterfamilias” della legge romana era un robusto e serio coltivatore diretto con esperienza militare come Cincinnato e Atilio Regolo, non uno che tiene in casa una rivoltella comprata al mercatino, e, siccome si scorda di pulirla, al primo tiro gli scoppia in mano.
Soluzione, occorre più Stato, non serve più autodifesa. Più Stato significa che il ladro dev’essere terrorizzato dalla certezza della pena, senza pseudosociologia della domenica; e non possa sperare… ahahahah… di essere risarcito nell’esercizio delle sue losche funzioni. E il ladro va fermato prima che rubi, non dopo e dopo una decina d’anni di processi a botte di rinvii.
Dopo quattro anni di destra dura e pura, lasciatemi dire che ancora non ci siamo!
Ulderico Nisticò