Il Columbus Day ha origini calabresi

In ottobre l’ America celebra il Columbus day. Ricordiamo il fondatore dell’ importante festa, l’ avvocato Gino Iannone, attraverso le testimonianze dei nipoti.

L’importante festa americana dedicata a Cristoforo Colombo ha origini calabresi. L’idea di far riconoscere il Columbus Day come festa nazionale venne, alla fine degli anni sessanta, ad un avvocato italo-americano, Gino Iannone, calabrese oriundo di Botricello, e vice console a San Diego. La sorella Antonia e le nipoti Antonietta, Felicia e Antonella ci raccontano alcune curiosità sulla vita di questo importante personaggio, al quale l’associazione culturale “Calabresi nel mondo”, presieduta da Aldo Viscomi, ha dedicato grande attenzione, con convegni, mostre itineranti, persino un museo permanente vicino Botricello.

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“Forse nessun personaggio storico o politico è amato nel nuovo continente quanto Cristoforo Colombo, venerato quasi alla stregua di un  santo”-  era il commento che il diplomatico soleva fare a proposito del navigatore genovese. A riferirlo è la stessa nipote di Iannone, Antonietta Vincenzo, scrittrice di successo nei campi della narrativa e della divulgazione scientifica. “Incommensurabile- racconta – il senso di gratitudine nutrito dal popolo d’ oltre oceano nei confronti di Colombo che, con la sua scoperta, ha dato al continente americano la possibilità di essere conosciuto in tutto il mondo”.

La ricorrenza nazionale “Columbus Day” viene celebrata in America dal 1971. In realtà la giornata dedicata a Colombo era già nata due anni prima a San Diego, dove veniva festeggiata a livello locale dalla cittadinanza, per iniziativa dell’ associazione degli italoamericani. Iannone, che trascorse i primi anni della sua giovinezza in Calabria, dopo la laurea in legge, anziché inserirsi nel proprio ambiente, armatosi di ambizione e coraggio, preferì scegliere la via più avventurosa: varcare l’ Oceano e intraprendere quello che negli anni ’50 rappresentava per molti giovani di belle speranze il cosiddetto sogno americano. Di brillante personalità e seducente oratoria, il giovane avvocato non incontrò difficoltà ad inserirsi nel non facile contesto americano. Nel giro di pochi anni, oltre ad avviare a San Diego una delle più importanti agenzie di viaggi, riuscì anche ad intraprendere con successo la strada diplomatica. Diamo una scorsa alle preziose carte custodite dai parenti di Jannone, testimonianza inedita di una pagina di cronaca americana.

In un documento datato 9 ottobre 1971, il vice console d’ Italia Gino Iannone, nel rivolgere il saluto all’ Associazione italoamericana di San Diego, esprime il suo ringraziamento “per la collaborazione accordatami – si legge- sia nel normale esercizio delle mie funzioni consolari, sia, soprattutto, per aver appoggiato le mie idee e la mia azione  nel far riconoscere il giorno di Cristoforo Colombo quale festa nazionale”.

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Nello stesso documento il diplomatico precisa che la solenne ricorrenza è il primo Columbus Day celebrato in tutta l’ America, mentre per San Diego, che ne era stata la promotrice, rappresentava il terzo anniversario. Per ottenere il riconoscimento nazionale Iannone, nel 1961, si era recato presso la Casa Bianca, a Washington, come riporta un giornale dell’ epoca. La gioia dell’ associazione californiana, nel vedersi riconosciuto il Columbus Day  come festa nazionale fu talmente grande che la ricorrenza – riferisce un quotidiano del 1971- fu celebrata con particolare solennità, con concerti musicali, discorsi ufficiali, una parata di carri allegorici e la sfilata delle autorità cittadine.

Quanto grande e immutato nel tempo fosse rimasto l’ amore per l’ Italia lontana, dove egli aveva lasciato le sue radici, i genitori, un fratello e una sorella, con i quali manteneva frequenti contatti telefonici, l’ uomo, giunto all’ apice del successo , lo manifestava in ogni pubblica occasione. “Per ricordare questo suo sconfinato sentimento per la terra che aveva abbandonato, ma mai dimenticato- racconta la sorella Antonia- alla sua morte, nel dicembre del ’98, mentre le sue ceneri venivano disperse nelle acque dell’ Oceano Pacifico nella baia di San Diego, in Calabria abbiamo voluto collocare una sua fotografia in una piccola cappella del cimitero di Botricello, accanto ai suoi cari scomparsi”.

L’ultima telefonata dello “zio Gino” alle nipoti calabresi è un emblema di coraggio e forza d’ animo. “Negli ultimi anni, a causa di una malattia- riferisce Antonella Mongiardo, una delle nipoti – lo zio subì l’ amputazione di una gamba. In un primo momento ciò rappresentò un duro colpo per lui, abituato com’ era ad una vita attiva e dinamica. Così, per reazione decise di rimettersi a studiare per diventare notaio. Al telefono mi raccontò quanta gioia aveva provato nel ritrovarsi ad affrontare una prova concorsuale insieme a tanti giovani. Per lui fu come un’ iniezione di gioventù.  L’ esame lo superò a pieni voti. L’ ultima vittoria della sua vita”.

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