Il delinquente straniero di Trieste e i bonaccioni di Strasburgo filomafiosi

 Il criminale di Trieste è assassino di due agenti, e straniero misteriosamente presente in Italia; presunto pazzo, e se trova uno psichiatra di bocca buona, magari tra un pochino è fuori. Il 99% degli Italiani saranno indignati, ma l’1% di radical chic esulterà perché sono stati rispettati i diritti dell’uomo.

 Intanto una manica di mantenuti detta Corte europea dei diritti emette una simpatica sentenza a favore dei mafiosi anche non pentiti che, secondo la detta Corte di sfaccendati, devono poter godere di permessi e Natali con i nipoti e partecipazione alle feste patronali; e negarlo loro, come fa l’Italia con l’ergastolo ostativo, è violazione dei diritti dell’uomo. Ma guarda tu!

 Dobbiamo dunque riflettere su questa considerazione: il diritto, per evidente influsso della cultura protestante, si è spostato ormai dalla parte dell’individuo monade e dei suoi presunti o magari anche veri diritti. E invece no, funzione dello Stato, e quindi anche dei suoi apparati giudiziari, è tutelare e difendere la comunità.

 La comunità romana e cattolica non è un accostamento di individui separati e distinti, ma un organismo, che quindi trascende e sublima le singole parti; e che c’era prima e ci sarà dopo ogni singolo membro; e i diritti della comunità sono nettamente superiori a quelli, presunti o veri, degli individui che ne fanno parte; e tanto più di quelli che parte non fanno.

 Esempio. Un mafioso è nemico, per definizione, dello Stato, e fedele alla sua cosca eccetera. Se ha commesso reati, è anche peggio; ma basterebbe la sua condizione di mafioso, e ritenerlo nemico, esattamente come fossimo in guerra; e il mascalzone dominicano già per la sua condizione di straniero che delinque è nemico invasore. Compito dello Stato non è garantire i presunti diritti dello straniero assassino o del mafioso, ma il contrario, assicurare i diritti della comunità contro il mafioso e contro l’assassino straniero; e contro ogni nemico della comunità, straniero o indigeno.

 Serve fermare, con una robusta azione culturale prima che politica, questa deriva individualistica e personalistica.

Ulderico Nisticò