Il fascismo come collante, e il gatto

Il fascismo prese il potere, e lo mantenne tranquillamente, per l’evidente debolezza politica e morale degli altri partiti e movimenti vari; e si resse sulla fattualità, incorniciata da ideologia non proprio univoca né molto definita. Strade, ferrovie, bonifiche di paludi e quartieri fatiscenti, fondazioni di città, lavoro, ordine, colonie eccetera fecero dimenticare qualche innegabile difetto. Gli Italiani furono per un terzo fascisti, per un terzo governativi; e il terzo antifascista, lo fu blandamente e, fino al 1942, senza speranza. A far cadere il regime fu, nell’estate del 1943, la sconfitta militare in Sicilia; con le due concomitanti operazioni e congiure dei gerarchi e del re. La prima fallì, il re e Badoglio dovettero aprirsi ai vecchi partiti, o, più esattamente, ad alcuni dirigenti, o sedicenti tali, di partiti che, nel 1943, esistevano solo a parole.

Erano il P. Popolare, ribattezzato Democrazia Cristiana e affidato non al sanguigno don Sturzo ma all’accomodante de Gasperi; il P. Comunista, in mano a Togliatti, allora il numero tre del Cominter, e legatissimo a Stalin; il P. Socialista, che però finì al guinzaglio dei comunisti fino agli anni 1960; e minutaglie varie, tra cui i liberali, numericamente inconsistenti, però forti di nomi come l’ondivago, tuttavia famoso Croce.

Tra liberali e comunisti e democristiani non c’era, è ovvio, la benché minima somiglianza non dico ideologica, dico antropologica. Ma si era in guerra, e USA e Gran Bretagna, già occupanti del Meridione, erano alleati con l’URSS contro la Germania; e per forza dovevano fingersi d’accordo.

Fu nel 1945 che Churchill, altro genio della politica, si accorse dell’errore, con la puzzolente ma espressiva frase: “Abbiamo ucciso il porco sbagliato”, cioè Hitler invece di Stalin. Gli alleati divennero nemici, a rischio di conflitto armato, e, a cascata, anche in Italia la DC scoprì, improvvisamente, che il PCI era ateo e malvagio, e che i comunisti mangiavano i bambini. La Chiesa lanciò contro i socialcomunisti addirittura la scomunica, che poi si scordò di ritirare, e se la scordò proprio.

Intanto la costituente aveva terminato i lavori, con una carta che metteva d’accordo tutti: con l’art. 11, i pacifisti, con l’art. 52, i patrioti; col 21, il libero pensiero, con il 7 il Vaticano… Togliatti amnistiò i fascisti, i quali, ufficialmente vietati dalla costituzione, sedettero in parlamento come quarto partito nazionale, chiamandosi “Movimento” invece di “Repubblica” Sociale.

Dalle elezioni del 1948 agli anni 1978, DC e PCI furono, ufficialmente, due mondi incomunicabili; mentre il PCI era il più grande partito comunista fuori dal blocco sovietico. Dal 1962 era in atto, con mille giravolte e formule, il centrosinistra, che aveva separato i socialisti dal PCI; ma si faceva strada il “compromesso storico”, che portò a un governo Andreotti appoggiato dal PCI. L’operazione fu di breve durata per volontà di Craxi, che pose un’altra volta barriera alla presenza comunista anche solo nella maggioranza governativa.
Cose di un altro tempo. Dal 1989, crollarono URSS e Paesi comunisti; e il comunismo italiano è finito, con la DC di sinistra, nel PD.

Insomma, ragazzi, una gran bella confusione. Cosa poteva e cosa può tuttora tenere assieme anime così diverse, anzi conflittuali? L’antifascismo, che, anche in questi giorni, ritorna; e vediamo Renzi e Grasso prima dirsene di tutti i colori, poi sfilare assieme; subito dopo, tornare a dirsene anche peggio. Anche loro, del resto, in preda alla confusione, se attaccano “tutti i fascismi”, che, tradotto, vorrebbe dire è fascista chiunque non la pensi come loro su qualsiasi argomento; come loro, che però non la pensano affatto tutti allo stesso modo, ma ognuno per conto suo, anzi ognuno secondo la giornata.

Il centro(destra) a sua volta si deve barcamenare tra nostalgie fasciste e antifascismo di maniere. Nostalgie, di che? Non della storia 1922-43/5, che i nostri eroi quasi totalmente e quasi tutti ignorano… E non dei principi, che sono stati rinnegati nel fasullo congresso di Fiuggi del gennaio 1995.
Confusione a sinistra e a destra. Però, l’antifascismo fa comodo, in clima elettorale. Manca il fascismo, però non mancano gli anti.

Ovvio che, in un testo scritto da me, la parola fascismo, come quella comunismo o come quella gatto non si prestano a discorsi demenziali tipo “ma per me fascismo vuol dire… ”, e giù diluvi di chiacchiere; come un gatto è un gatto e non altro che un gatto. Ora dovrei definire il fascismo, ma ci vorrebbe un’altro pezzo, e lo farò un’altra volta. Per ora, sappiate che il gatto è gatto, e il fascismo è fascismo, e non qualsiasi cosa stia antipatica a Grasso.

Ulderico Nisticò

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