Il meridionalismo dei frustrati e dei furbetti

 Un meridionalismo dei piagnoni e frustrati si sta facendo strada, grazie a giornali e tv in cerca di argomenti sensazionali. Molto peggio, certi spacciatori di fandonie vengono invitati nella scuole, e si consente loro di imbonire i ragazzi senza offrire alcun contraddittorio.

 In sé, sarebbe solo una moda distorta, che incontra una facile psicologia di poco informati. I libri di testo delle scuole, abbondantemente scopiazzati dalla storiografia francese e inglese, dedicano decine di pagine alla Guerra dei cento anni, e qualche vago accenno alla storia italiana, inclusi quegli avvenimenti che, tra il 1815 e il 1870, si definiscono risorgimentali. I libri dicono pochissimo, i professori molto raramente aggiungono qualcosa del loro. Usciti dalle scuole ignorando, gli Italiani in genere, e i Meridionali in specie, sono indifesi di fronte a due fenomeni: racconto di bufale; linguaggio barocco ed enfatico di autori sostanzialmente dialettofoni.

 Leggono così che ci fu un genocidio, anzi, sfidando il ridicolo, ci furono dei genocidi, plurale! Leggono di fantasmagoriche ricchezze perdute. Leggono di congiure mondiali contro il felicissimo e buonissimo Meridione. Leggono, e non avendo altre informazioni che tali libercoli, ci credono. Eh, come scrisse san Tommaso d’Aquino, “Cave hominem unius libri”: evita quell’uomo che ha letto un libro solo!

 La realtà è complessa, e solo un profondo conoscitore di storia internazionale e italiana può azzardarsi a capirci qualcosa. Gli storici improvvisati, generalmente privi di un bagaglio culturale filosofico e di informazioni fattuali, sconoscono le idee e ideologie dell’Ottocento, e per loro Fichte ed Hegel saranno al massimo dei calciatori stranieri. Il Congresso di Vienna? Mai sentito nominare. Napoleone III? Chi era costui?

 A proposito, nemmeno sanno un bel nulla dei Borbone che sostengono di ammirare: cinque re, per loro sono come “gli Assirobabilonesi”, cinquemila anni in un colpo solo.

 E mi fermo, perché credo sia sufficiente a far capire quanto siano sprovveduti e ignoranti certi storici della domenica.

 Ma siamo proprio sicuri che si tratti solo di ignoranza e di sfacciati tentativi di spacciare copie di libri ai polli? Forse sì, ma è anche un furbesco espediente del sistema.

 La Calabria, come tutti sanno tranne i sognatori, è l’ultima d’Europa per tutto ciò che è buono, e prima in diversi pessimi settori. La colpa è: a) dei politici in genere, di tutti i movimenti e partiti; b) di chi li vota; c) di una burocrazia di ciuchi e nemmeno seriamente ladri; d) di una cultura erudita e totalmente priva di senso critico e capacità di provocazione; e) di un’economia fatta di “prenditori”, come dice Callipo, e non di imprenditori; f) di una criminalità contro la quale per moltissimi anni non si è fatto un bel nulla tranne abbondantissima antimafia segue cena.

 Bisognerebbe prendersela con a, b, c, d, e, f eccetera. Ma no, sono paesani, sono parenti, sono della stessa loggia… e, soprattutto, sono vivi, e non si sa mai, un contributo, un acquisto libri… E allora, più comodo pigliarsela con Garibaldi, Cavour e qualche altro ignoto ma morto, che non può farti né bene né male.

 Così il meridionalismo della domenica è divenuto una zaffata d’oppio, una droga delle anime: cade il bivio di Borgia? colpa di Garibaldi, mica dello Stato, della Regione, dell’ANAS.

 Qualche anno fa, era colpa degli Spagnoli e dei Borbone; oggi è di Vittorio Emanuele II: finito il processo, tutti a cena. E la Calabria resta l’ultima d’Europa, mentre il resto del Sud non è messo meglio. Ma la colpa del tutto è di Nino Bixio.

 Vero, gli storici della domenica sono dei bufalari ridicoli; i loro lettori sono degli ignoranti cupi: ma secondo me fanno comodo al sistema, e il sistema, ogni tanto, li rifocilla.

Ulderico Nisticò

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