Il mio sogno turistico di settembre

C’è chi sogna di volare, chi di morire… ognuno ha il suo sogno ricorrente. Io, e lo ripeto ogni fine estate, quello di una riunione in cui tutti gli operatori turistici, sotto ipnosi, debbano rivelare come andò davvero la stagione estiva. Dovremmo farlo per tutta la Calabria, ma contentiamoci di Soverato.
Dalla riunione, ovviamente, sarà esclusa ogni favola tipo “quanta gente sul Lungomare!”; un anno dell’era Mancini la fandonia arrivò a “centodiecimila”, e stiamo ancora ridendo. Comunque, la gente sul Lungomare consuma solo le mattonelle, già per conto loro rotte e precarie.

Io vorrei che gli albergatori dicessero quanti letti, i ristoratori quanti coperti, i baristi quanti caffè e gelati, gli appartamenti legali quante famiglie: quelli illegali, si prendano severi provvedimenti… e tutti segnalino da che data a che data, visto che questi primi giorni di settembre sono il solito vuoto settembrino. E non tirate fuori il solito covid.

A che serve, la riunione? Alla diagnosi, prima operazione di ogni pratica medica, e senza la quale non si può arrivare alla terapia.

Ma c’è una malattia, nel turismo di Soverato? Sì, e grave, ed è l’agostaricità, ovvero breve, brevissima durata. Magari a qualcuno fa comodo, lavorare due mesi poco e molto quindici giorni, e niente tutto il resto dell’anno. C’è che un turismo… beh, balneazione così non crea economia, non giova a Soverato, e tanto meno al territorio. Mancano tutte le forme di turismo che non siano i bagni e la passeggiata; e in particolare il turismo culturale, mentre è palese la richiesta da parte del forestieri, che mi fermano in mezzo alla strada.

Il turista, infatti, non è necessariamente lo scemo del villaggio tipo film con bellocce seminude; e vorrebbe fare esperienza del luogo dove trascorre del tempo. Ma la politica culturale della Calabria – e dico la Calabria in toto – pare fatta apposta per respingere i visitatori: 1. Piagnistei retribuiti spacciati per protesta sociale; 2. Noiosissimi temi e linguaggi politicamente corretti; 3. Sconoscenza della storia calabrese, e figuratevi dell’arte e archeologia.

Quanto alla Calabria come Regione, dal 1970 l’assessore al ramo è sempre un Pincopalla decorativo ed inetto; e questa Regione non fa eccezione minimamente: Spirlì, chi era costui?
Ecco, per sapere come sono andate le cose, e per programmare come potrebbero andare, servirebbe una riunione seria.

Come si organizza una riunione seria, in Calabria? Semplicissimo: io faccio il moderatore; io assegno dieci minuti ad ogni intervento, nel senso di seicento secondi contati, poi chiudo l’audio; io lo faccio anche se a chiedere la parola fossero Demostene e Cicerone in persona. Figuratevi ai politicanti in cerca di voti.

Chi spreca cinquecento secondi a spiegare che qui fu la Magna Grecia e sbarcò Ulisse, peggio per lui. Io, a seicento chiudo.
Si terrà, questa riunione? Mai! Buona settimana.

Ulderico Nisticò