Il monologo di Benigni, e il Cristianesimo


Caravaggio: Crocifissione di san Pietro

Caravaggio: Crocifissione di San Pietro

Sbrighiamoci dal punto di vista dello spettacolo, dicendo che è stato inutilmente lungo (metà bastava e avanzava), con solo l’applauso finale di cortesia, piatto e monotono, ripetitivo e con emozioni dichiarate (“una cosa meravigliosa”, etc) ma non suscitate teatralmente. Nonostante ciò e altro simile, e riconoscendo che almeno di religione si è parlato, è una buona occasione per delle riflessioni storiografiche.

La figura di san Pietro è contraddittoria, oscillando tra sublimazione a Capo della Chiesa per proclamazione dello stesso Cristo, a palesi debolezze umane. Non so se in Toscana, ricordo però che nella tradizione popolare calabrese quella di Pietro è persino una personalità grottesca, di cui si raccontavano storielle picaresche. Ed è proprio questo che c’interessa, volendo compiere un’analisi storica sui Vangeli e sulla diffusione del Cristianesimo.

Con buona pace dei pauperismi alla moda, l‘ambiente sociale dei Vangeli è piccolo e medio borghese, rispetto ai tempi e alla situazione politica ed economica della Terra Santa. La percentuale di poveri, nella narrazione evangelica, è quella ovvia in qualsiasi popolazione. Troviamo artigiani come lo stesso san Giuseppe; pescatori proprietari di barche; contadini e pastori; ceto medio sacerdotale; un insignificante reuccio preda di donne ambigue; militari romani; e il più alto in grado è Pilato.

La situazione politica è complicata: Roma domina politicamente e richiede dei tributi, però si serve di potentati locali, autonomi purché non turbino l’ordine pubblico. L’unico cenno alla politica nei Vangeli è “date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”, a seguito del quale avremo l’intero Medioevo e gli Stati moderni fino al Patti Lateranensi.

L’ambiente culturale vede intrecciarsi tradizionalismo ebraico con Giovanni Battista; giudaismo dei Farisei; influssi ellenistici: Andrea, Filippo, e vari altri hanno nomi greci o curiosamente misti come Bar-tolomeo e Bar-timeo. Sono veicolari il greco della koinè e l’aramaico; ma la lingua ufficiale dell’Impero è rigorosamente il latino.

Ci vorrebbero molte pagine per analizzare la presenza delle donne, che appare essenziale, da Maria Corredentrice, a donne autonome e benestanti, a donne ambigue.

La Dottrina di Gesù è teologicamente e moralmente rivoluzionaria con l’invito al perdono e alla pace; sul piano sociologico, si rivolge all’ambiente che abbiamo sopra descritto. Per capirci, i Vangeli sono l’unico racconto antico in cui compaiono i soldi, gli investimenti, i commerci, le tasse i lavoratori… i ladri! I miti e gli dei greci, quelli dei poemi, ci presentano solo dei oziosi, eroi in cerca di avventure, e dee e donne intriganti; però di nessuno ci dicono come si procurassero da mangiare!

Dei cui tutti dovevano far finta di credere, senza che ci credesse più nessuno. Il Cristianesimo riempirà questo vuoto teologico e morale, presentandosi come la religione degli uomini, e non più dei re. I re, ovviamente, resteranno; però dovranno riconoscere una verità davvero rivoluzionaria: che anche i re, gli eroi, i dotti, alla fine sono esseri umani. Anche i preti e i papi lo sono: ed ecco san Pietro, uomo vile ed Eroe della Fede, e sublimato dalla morte.

Io ho rappresentato, il 2 aprile 2023, “La Passione secondo Pietro”.

Ulderico Nisticò