Il Muro non “cadde”

 Nel 1871, dopo la fulgente vittoria contro la Francia sia bonapartista sia repubblicana, la Germania, da secoli divisa, divenne Reich (Impero) federale; nel 1918, Repubblica, anch’essa federale, divisa in “Laender”; nel 1933, salì al potere il nazionalsocialismo, che mantenne l’assetto federale sia nella già Germania sia, dopo il 1938, nella cessata Austria.

 Sconfitta nel 1945, ma senza firmare alcun trattato di pace, la Germania venne occupata da Sovietici fino all’Elba, e il resto diviso in zone di occupazione di USA, G. Bretagna e Francia. I Sovietici crearono una Germania Democratica (Est) nel senso di comunista; mentre nasceva una Germania Federale (Ovest).

 Le due Germanie non si riconoscevano ufficialmente e diplomaticamente; tanto che l’Ovest stipulava patti con la Polonia, con cui fisicamente non confinava; e nella sua costituzione prevedeva l’annessione non della Germania Est intera, che, ripeto, non era riconosciuta, ma di uno o tutti i singoli “Laender” dell’Est uno per uno.

 Abnorme la situazione di Berlino, anch’essa divisa in quattro zone di occupazione. Da quella comunista tutti cercavano, ovviamente, di fuggire ad ovest; finché il governo rosso, nel 1961, non costruì il Muro, e molti caddero uccisi nel tentativo di scavalcarlo. Alla faccia della democrazia!

 Nel 1989 il comunismo europeo era in cachessia totale non solo nei Paesi satelliti (Germania Est, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria), ma nella stessa Unione Sovietica; con gravissime difficoltà economiche dovute all’ottuso dirigismo burocratico del partito, e alla debolezza o assenza dell’industria leggera e produzione del quotidiano.

 Mentre l’URSS andava a rotoli, e con essa i Paesi satelliti, e per prima si agitava l’Ungheria, il Muro di Berlino non “cadde”, come ipocritamente si ripete, venne abbattuto a viva forza. Un muro può cadere per terremoto o smottamento, o, nel nostro caso, per materiali di pessima qualità marxista. Quello di Berlino non “cadde”, ma venne buttato giù dai Tedeschi, che restituirono la Patria all’unità: “Ein Reich, ein Volk”.

 Oggi tanti fanno finta che, in quel 1989, fossero d’accordo. E invece dissero di no USA, G. Bretagna, Francia, anche Andreotti (“amo tanto a Germania che ne voglio due”), e un mare di intellettuali: ricordo bene Repubblica con un paginone di Günter Grass contro l’unificazione. I Tedeschi se ne fregarono di Grass e dintorni.

 Mossa geniale di Khol e Gorbaciov, mantenere per qualche tempo nell’Est truppe sovietiche – e di una URSS che non esisteva più – perché non arrivassero gli Americani. Mantenere è da intendere alla lettera: la Germania pagò il cibo, e poi il ritorno in patria!

 La Germania Ovest si annesse i “Laender”, e divenne l’attale Germania; senza popolazioni tedesche al di fuori dei confini; e con la potenza economica che conosciamo.

 Dopo trent’anni, il recupero del divario tra Ovest ed Est non procedette e non procede senza ombre e senza limiti: ma ce ne vuole, per far dimenticare mezzo secolo di comunismo inefficiente e parolaio!

 Soprattutto quando l’alternativa è un altrettanto fanatico rispetto delle utopie del capitalismo occidentale.

Ulderico Nisticò